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Sulla verità - Antifonte

 Antifonte (V sec.a.C.), "Sulla Verità " (Fr.44 B,col.2. Diels-Kranz)

"Per natura tutti siamo assolutamente uguali"

"Quelli che hanno nobili padri noi li rispettiamo e li teniamo in gran conto, mentre per chi è di umili origini non abbiamo né rispetto né alta considerazione. Così facendo, ci comportiamo, gli uni verso gli altri, da veri e propri barbari, dal momento che per natura tutti siamo assolutamente uguali, barbari e Greci.

E' sufficiente considerare ciò che per natura è necessario a tutti gli uomini: tutti hanno le stesse possibilità di procurarselo e in tutto questo nessuno di noi può essere definito barbaro o greco.

Tutti, infatti, respiriamo l'aria con la bocca e con le narici e tutti quanti mangiamo con le mani...".


Questo frammento papiraceo (Pap.Oxyr.XI n.1364 ed Hunt) edito nel 1915 e purtroppo leggibile solamente nella seconda parte (Col.2), ci consente di confrontarci (pur con tutte le indispensabili precauzioni) con un particolare aspetto del pensiero del Sofista Antifonte, quasi certamente da distinguere per parecchie ragioni dall'omonimo retore Antifonte di Ramnunte, uno dei protagonisti della restaurazione oligarchica cosiddetta dei "Quattrocento" e (a giudicare da quanto è possibile evincere dal complesso delle sue orazioni giudiziarie e delle informazioni a noi pervenute) di accertati orientamenti culturali e politici difficilmente conciliabili con quelli del Sofista.


Del nostro Antifonte sofista non sappiamo quasi nulla, ma possediamo un buon numero di frammenti di tradizione indiretta che ci consentono di conoscerne il pensiero. Scrisse un trattato "Sulla concordia", di cui abbiamo una ventina di frammenti, e un altro interessante trattato "Sulla Verità", documentato da una quarantina di frammenti, ai quali si sono aggiunti in epoca più recente due ampi brani papiracel, uno dei quali è quello che diamo in traduzione e di cui discutiamo in questa sede.


Nulla di certo possiamo dire di altre due opere, il "Politico" e "Della interpretazione dei sogni", a lui attribuite da fonti insicure.


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Nell'opera "Sulla Verità", che si ritiene dovesse essere composta di diversi "logoi" (articolate considerazioni e argomentazioni) sui vari rami del sapere, anche in aperta opposizione contro l'Eleatismo (movimento filosofico nato tra il sec.VI e il V a.C. e affermatosi soprattutto per merito di Parmenide di Elea), si affrontava il fondamentale problema della contrapposizione tra "physis" e "nomos", fra " Legge" e "Natura", con una decisa presa di posizione a favore del principio di natura, che solo può garantire agli uomini un sicuro discrimine per determinare la "verità" sia nella dimensione fisica, che in quella etica della nostra esperienza di vita.


Infatti, in un altro frammento papiraceo (Fr.44 A, col.1), si entra nel merito della questione e si specifica che "le norme delle Leggi sono convenzionali, mentre quelle della Natura sono necessarie...innate, non frutto di un accordo". Di conseguenza risulta evidente il fatto che (Fr.44 A,col.2) " Se uno...fa violenza...alle leggi date a noi dalla Natura, anche se sfugge alla attenzione di tutti gli uomini, il male non è minore, proprio come il male non è maggiore anche se tutti lo vedono...dal momento che il danno non si produce secondo l'opinione, ma secondo la verità".


Questione, questa, delicatissima e di vitale importanza.


Ma torniamo al nostro frammento (Fr.44 B,col.2), per richiamare l'attenzione sul fatto eclatante che per la prima volta ci confrontiamo con la stupefacente e inaspettata affermazione della assoluta uguaglianza naturale di tutti quanti gli uomini, Greci o barbari che fossero, in patente opposizione ad una delle convinzioni più radicate del tempo (e, purtroppo, non solo di quel tempo !). Nessuno, prima di questo straordinario filosofo si era tanto apertamente sbilanciato a favore di una "naturale" parità di tutte le umane creature, aprendo "ipso facto" un confronto su un problema che solo molto tempo dopo sarà, se non risolto, per lo meno affrontato in tutte le sue complessissime dimensioni. Mi è sembrato giusto non sottacere questo particolare evento culturale e ricordarlo anche a chi, per poca consuetudine con pensiero storico-filosofico greco, non avesse le necessarie informazioni su questo intellettuale, che di certo merita non poca considerazione.


Da un post di Vincenzo Giannone su Facebook 

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