La città di Milano, in preda alla sommossa popolare del 11-12 novembre 1628, detta "tumulto di S. Martino", si ritrova protagonista di una serie di tragici eventi che vedono come protagonista la FOLLA, una massa informe di persone che, stanche della loro triste condizione di fame e miseria, scendono in strada, aggrediscono dapprima i garzoni dei forni, poi assaltano i forni stessi e poi in massa si dirigono verso la casa del vicario con l'intenzione di linciarlo. La folla è dotata di grande forza, ma è difficile da controllare e, soprattutto, disomogenea e disordinata e, pertanto, molto pericolosa. Infatti, la violenza a cui ricorre la folla, nel vano tentativo di farsi giustizia, viene criticata dal Manzoni (attraverso i pensieri e le parole di Renzo) e Manzoni si dimostra totalmente contrario alle sollevazioni popolari, anche perchè la folla è composta da persone totalmente diverse tra loro: donne, uomini, bambini, vecchietti, ma anche uomini crudeli e diabolici che intendono approfittarsi del caos generale per compiere le loro meschine azioni. La grande maggioranza della folla è costituita da coloro che non hanno un’idea precisa di ciò che sta succedendo, persone buone che si ritrovano travolte dal volere di poche "guide" spesso inesperte e capaci, e finiscono spesso preda e vittima di coloro che sono disposti a tutto per i loro interessi.
TESTO GRECO ῎Ανδρα μοι έννεπε, Μοῦσα, πολύτροπον, ὃς μάλα πολλὰ πλάγχθη, ἐπεὶ Τροίης ἱερὸν πτολίεθρον ἔπερσε· πολλῶν δ᾽ ἀνθρώπων ἴδεν ἄστεα καὶ νόον ἔγνω, πολλὰ δ᾽ ὁ γ᾽ ἐν πόντῳ πάθεν ἄλγεα ὃν κατὰ θυμόν, 5 ἀρνύμενος ἦν τε ψυχὴν καὶ νόστον ἑταίρων. ἀλλ᾽ οὐδ᾽ ὡς ἑτάρους ἐρρύσατο, ἱέμενός περ αὐτῶν γὰρ σφετέρῃσιν ἀτασθαλίῃσιν ὄλοντο, νήπιοι, οἱ κατὰ βοῦς Ὑπερίονος ᾿Ηελίοιο ἤσθιον· αὐτὰρ ὁ τοῖσιν ἀφείλετο νόστιμον ἦμαρ. 10 τῶν ἁμόθεν γε, θεά, θύγατερ Διός, εἰπὲ καὶ ἡμῖν. ἔνθ᾽ ἄλλοι μὲν πάντες, ὅσοι φύγον αἰπὺν ὄλεθρον, οἴκοι ἔσαν, πόλεμόν τε πεφευγότες ἠδὲ θάλασσαν· τὸν δ' οἷον, νόστου κεχρημένον ἠδὲ γυναικός, νύμφη πότνι᾽ ἔρυκε Καλυψώ, δῖα θεάων, 15 ἐν σπέεσι γλαφυροῖσι, λιλαιομένη πόσιν εἶναι. ἀλλ᾿ ὅτε δὴ ἔτος ἦλθε περιπλομένων ἐνιαυτῶν, τῷ οἱ ἐπεκλώσαντο θεοὶ οἰκόνδε νέεσθαι εἰς Ἰθάκην, οὐδ᾽ ἔνθα πεφυγμένος ἦεν ἀέθλων καὶ μετὰ οἶσι φίλοισι· θεοὶ δ᾽ ἐλέαιρον ἅπαντες 20 νόσφι Ποσειδάωνος· ὁ δ᾽ ἀσπερ...
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