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Visualizzazione dei post con l'etichetta letteratura

Dialogo tra Apollo ed Efesto

 Tra i Dialoghi degli Dei di Luciano, quello che vede protagonisti Apollo ed Efesto è probabilmente il più denso di ironia e sarcasmo. In esso si narrano le imprese del piccolo Ermes, ancora in fasce ma già astuto e scaltro, tratti che anticipano le qualità dell’Ermes adulto: il protettore dei viaggiatori e dei commercianti, nonché il ψυχοπομπός, guida delle anime nell’Ade. Il dialogo si sviluppa in un clima di pungente satira, volto a ridicolizzare miti e divinità ormai svuotati di valore e di credibilità. Questa ironia riflette il mutato contesto culturale di un’epoca in cui le antiche credenze pagane perdevano forza, mentre il Cristianesimo si andava progressivamente affermando e diffondendo. "Dialoghi  degli dei" di Luciano di Samosata  (Dialogo VII — Ἥφαιστος καὶ Ἀπόλλων) Ἥφαιστος Ἐγὼ μὲν, ὦ Ἀπόλλων, ἔτι τὴν ἔμπυρον ἐτύπτον, Io, o Apollo, stavo ancora battendo il metallo incandescente, ὁ δὲ μικρὸς Ἑρμῆς — ὃν ἡ Μαῖα νυνδὴ ἔτεκεν — οὐκ οἶσθ’ ὅσα παίζων δρᾷ. e il piccol...

Proserpina Igino

 Proserpina – Igino  Versione di Latino  Ceres cum  raptam a Plutone Proserpinam filiam diu quaessit, tandem aliquando eam esse apud inferos comperit, quia a Plutone, sive Orco, fratre Iovis, rapta fuerat. Pro qua re cum Iovis implorasset auxilium, ille respondit posse eam reverti, si nihil apud inferos gustasset.  Illa autem Punici mali in Elysio grana gustaverat: inde Proserpina ad superos remeare non potuit. Ceres postea meruisse dicitur ut Proserpina sex esset cum matre mensibus, sex cum marito. Traduzione        Cerere, avendo cercato a lungo la figlia Proserpina, rapita da Plutone, venne a conoscenza infine che ella si trovava presso gli Inferi, poiché era stata rapita da Plutone, o Orco, fratello di Giove.  Per questo motivo, avendo invocato l'aiuto di Giove, egli rispose che quella sarebbe potuta ritornare, se non avesse assaggiato niente presso gli Inferi. Ella, però, nei campi Elisi aveva assaggiato  i chicchi del melo pun...

Orfeo ed Euridice

 Orfeo ed Euridice      Orpheus, poeta lyrae sono clarus, etiam feras beluas molliebat et dura saxa movebat. Cum Orpheo vitam beate nupta agebat, venusta nympha Eurydice.  Olim autem coluber inter herbam occultus nympham necavit. Tum Orpheus, valde maestus, Inferorum reginae animum commovere temptavit atque sic nuptam ad vivos reducere.  Ad Inferos descendit, ad Proserpinae solium accedit et lyra suaviter canit. Mortuorum umbrae undique accurrunt; horrida monstra conticescunt, cessant damnatorum supplicia.  Tandem Orpheus etiam Proserpinae animum commovet et Inferorum regina poetae vota exaudit: Eurydice libera est et ad vivos cum Orpheo remeabit, sed per viam maritus retro aspicere non debit.  Orpheus magno cum gaudio nuptam praecedere properat; postea autem, desiderio impulsus, incaute retro respicit. Statim Inferorum regina feminam revocat.  Orpheus flet atque plorat, sed frustra: nam Eurydice ad Inferos rursus remeat, ubi in perpetuum man...

La morte di Arianna

Versione di Greco Argomento: Arianna, abbandonata da Teseo, muore durante il parto. Τὸν γὰρ Θησέα φησὶν ὑπὸ χειμῶνος εἰς Κύπρον ἐξενεχθέντα, καὶ τὴν ᾿Αριάδνην ἔγκυον ἔχοντα, φαύλως δὲ διακειμένην ὑπὸ τοῦ σάλου καὶ δυσφοροῦσαν, ἐκβιβάσαι μόνην, αὐτὸν δὲ τῷ πλοίῳ βοηθοῦντα πάλιν εἰς τὸ πέλαγος ἀπὸ τῆς γῆς φέρεσθαι. Τὰς οὖν ἐγχωρίους γυναῖκας τὴν ᾿Αριάδνην ἀναλαβεῖν καὶ περιέπειν ἀθυμοῦσαν ἐπὶ τῇ μονώσει, καὶ γράμματα πλαστὰ προσφέρειν ὡς τοῦ Θησέως γράφοντος αὐτῇ, καὶ περὶ τὴν ὠδῖνα συμπονεῖν καὶ βοηθεῖν, ἀποθανοῦσαν δὲ θάψαι μὴ τεκοῦσαν. Ἐπελθόντα δὲ τὸν Θησέα καὶ περίλυπον γενόμενον, τοῖς μὲν ἐγχωρίοις ἀπολιπεῖν χρήματα, συντάξαντα θύειν τῇ ᾿Αριάδνῃ, δύο δὲ μικροὺς ἀνδριαντίσκους ἱδρύσασθαι, τὸν μὲν ἀργυροῦν, τὸν δὲ χαλκοῦν.   Traduzione Dicono che Teseo, spinto da una tempesta, fu portato a Cipro, e mentre Arianna era incinta e in cattive condizioni a causa del mare agitato e del malessere. Teseo la fece scendere da sola dall’imbarcazione e lui stesso, aiutato da una nave, tornò i...

Senofonte Pace, benessere e dignità

 Senofonte - Pace, benessere e dignità Εἰ δέ τις αὖ εἰς χρήματα κερδαλεώτερον νομίζει εἶναι τῇ πόλει πόλεμον ἢ εἰρήνην, ἐγὼ μὲν οὐκ οἶδα πῶς ἂν ἄμεινον ταῦτα κριθείη ἢ εἴ τις τὰ προγεγενημένα ἐπανασκοποίη τῇ πόλει πῶς ἀποβέβηκεν. Εὑρήσει γὰρ τό τε παλαιὸν ἐν εἰρήνῃ μὲν πάνυ πολλὰ χρήματα εἰς τὴν πόλιν ἀνενεχθέντα, ἐν πολέμῳ δὲ ταῦτα πάντα καταδαπανηθέντα• γνώσεται δὲ καὶ ἐν τῷ νῦν χρόνῳ διὰ μὲν τὸν πόλεμον καὶ τῶν προσόδων πολλὰς ἐκλειπούσας καὶ τὰς εἰσελθούσας εἰς παντοδαπὰ πολλὰ καταδαπανηθείσας, ἐπεὶ δὲ εἰρήνη γεγένηται, ηύξημένας τε τὰς προσόδους, καὶ ταύταις ἐξὸν τοῖς πολίταις χρῆσθαι ὅ τι βούλοιντο. Εἰ δέ τίς με ἐπερωτώῃ• «Η καί, ἄν τις ἀδικῇ τὴν πόλιν, λέγεις ὡς χρὴ καὶ πρὸς τοῦτον εἰρήνην ἄγειν;». Οὐκ ἂν φαίην• ἀλλὰ μᾶλλον λέγω ὅτι πολὺ θᾶττον ἂν τιμωροίμεθα αὐτούς, εἰ μηδένα παρέχοιμεν ἀδικοῦντα• οὐδένα γὰρ ἂν ἔχοιεν σύμμαχον. Se si crede che in ambito finanziario la guerra sia più redditizia della pace per la città, io non so come si potrebbe valutare questa questione meg...

La leggenda di Orfeo ed Euridice

 La leggenda di Orfeo ed Euridice Nell’antica Grecia, tra le melodie armoniose delle muse e le ombre misteriose degli dei, si racconta la leggenda di Orfeo, un giovane poeta e musicista con un talento straordinario. Le sue note non solo incantavano gli uomini, ma affascinavano anche gli animali e persino le pietre. Orfeo si innamorò profondamente di Euridice, una ninfa di rara bellezza. Uniti da un amore sincero e profondo, i due giurarono di amarsi per l’eternità. La loro felicità, però, fu spezzata troppo presto. Un giorno, mentre Euridice danzava nei campi, venne morsa da un serpente velenoso, cadendo in un sonno eterno. Distrutto dal dolore, Orfeo decise di scendere negli Inferi per riportarla indietro. Con la sua musica straordinaria, riuscì a incantare Caronte, il traghettatore delle anime, e Persefone, la regina del regno dei morti. Commosse dalle sue note, acconsentirono a restituirgli Euridice, ma ad una condizione: Orfeo doveva guidarla verso l’uscita senza mai voltarsi a...

La lupa Verga

 La lupa, incipit  "Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna e pure non era più giovane; era pallida come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiavano. Al villaggio la chiamavano la Lupa perchè non era sazia giammai — di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell’andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter d’occhio, con le sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all’altare di Santa Agrippina. Per fortuna la Lupa non veniva mai in chiesa, nè a Pasqua, nè a Natale, nè per ascoltar messa, nè per confessarsi. — Padre Angiolino di Santa Maria di Gesù, un vero servo di Dio, aveva persa l’anima per lei. Maricchia, poveretta, buona e brava ragazza, piangeva di nascost...

Godi, fanciullo mio...

"Godi, fanciullo mio..." è una espressione tratta da uno dei più celebri componimenti di Leopardi: Il sabato del villaggio La donzelletta vien dalla campagna, In sul calar del sole, Col suo fascio dell’erba; e reca in mano Un mazzolin di rose e di viole, Onde, siccome suole, Ornare ella si appresta Dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Siede con le vicine Su la scala a filar la vecchierella, Incontro là dove si perde il giorno; E novellando vien del suo buon tempo, Quando ai dì della festa ella si ornava, Ed ancor sana e snella Solea danzar la sera intra di quei Ch’ebbe compagni dell’età più bella. Già tutta l’aria imbruna, Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre Giù da’ colli e da’ tetti, Al biancheggiar della recente luna. Or la squilla dà segno Della festa che viene; Ed a quel suon diresti Che il cor si riconforta. I fanciulli gridando Su la piazzuola in frotta, E qua e là saltando, Fanno un lieto romore: E intanto riede alla sua parca mensa, Fischiando, il zappat...

Le colonne d'Ercole

 La statua chiamata Colonne d'Ercole, sita nello stretto di Gibilterra, separa l'Europa dall'Africa e allo stesso tempo collega il Mediterraneo con l'Oceano Atlantico.  Il termine "Colonne d'Ercole" si riferisce a una leggenda dell'antica Grecia. Le Colonne d'Ercole erano infatti i due promontori che, secondo la mitologia greco-romana, segnavano i limiti del mondo conosciuto. Questi promontori sono oggi identificati con il  Monte Hacho  a Ceuta (oppure il  Monte Jebel Musa ) sulla costa africana (in Marocco), e la Rocca di  Gibilterra  sulla costa europea (in Spagna). Le Colonne d'Ercole sono simboli mitologici che rappresentano i confini tra il Mar Mediterraneo e l'Oceano Atlantico, separando idealmente l'Europa dall'Africa. In tempi antichi, passare oltre queste "colonne" significava avventurarsi in territori sconosciuti e pericolosi. Infatti, le Colonne d'Ercole erano considerate il confine ultimo del mondo esplor...

Pascoli X Agosto

 X Agosto  La data del 10 Agosto segnò l'evento più tragico della vita di Pascoli: l'assassinio dell'amato papà, i cui sicari non vennero mai consegnati alla giustizia. Testo: San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla. Ritornava una rondine al tetto: l’uccisero: cadde tra spini: ella aveva nel becco un insetto: la cena de’ suoi rondinini. Ora è là, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e il suo nido è nell’ombra, che attende, che pigola sempre più piano. Anche un uomo tornava al suo nido: l’uccisero: disse: Perdono; e restò negli aperti occhi un grido: portava due bambole in dono… Ora là, nella casa romita, lo aspettano, aspettano in vano: egli immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano. E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale, oh! d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male! Giovanni Pascoli

USO DEI MODI NELLE PROPOSIZIONI IN GRECO

INDICATIVO E' il modo dell'oggettività. La negazione è  οὐ, οὐκ. Usi particolari: l'imperfetto e l'aoristo preceduti da indicano un DESIDERIO INATTUABILE CONGIUNTIVO IMPERATIVO OTTATIVO tratto e modificato da "Le parole della polis" - Gian Enrico Manzoni, in coll. con Laura Lesi, Prima edizione: febbraio 2000; Carlo Signorelli Editore, Milano

La madre di Cecilia

da "I promessi sposi " di Alessandro Manzoni Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se ...

Sempre caro mi fu quest'ermo colle

Sempre caro mi fu quest'ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo; ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s'annega il pensier mio: e il naufragar m'è dolce in questo mare. Giacomo Leopardi

Vita Nuova di Dante: sintesi e superamento della poesia del tempo

La Vita Nuova (Vita Nova) di Dante è un prosimetro cioè un testo misto di prosa e versi. Il titolo dell'opera "Vita Nuova" richiama la "nuova vita" che Dante vive grazie all'amore che lo lega a Beatrice e all'effetto che questo amore ha avuto su di lui e sulla sua poesia. Si tratta di una raccolta di circa 30 poesie, divise per capitoli, e catalogate in modo da raccontare tutta la storia d'amore tra Dante e Beatrice, dal primo incontro a 9 anni, al secondo incontro a 18 anni, al saluto, fino ad arrivare alla tragica morte della donna e alla crisi che Dante visse e riuscì a superare solo grazie alla filosofia. La Vita Nuova rappresenta la sintesi e il superamento da parte di Dante della poesia d’amore del suo tempo. Infatti, nelle prime poesie Dante era stato fortemente influenzato dai poeti cortesi, provenzali e siculo-toscani, tra cui Guittone d'Arezzo, soprattutto per quanto riguarda i temi e lo stile: la donna, il saluto, il servizio, la fed...

Luciano di Samosata e Storia Vera

Luciano di Samosata fu uno scrittore greco di origine siriana, nato nel 120 d.C. circa da umile famiglia. Inizialmente studiava scultura da suo zio, in seguito si dedicò allo studio della retorica in lingua greca e soprattutto in attico, e si dedicò ad approfondite letture. Svolgeva la professione di avvocato – probabilmente in Antiochia – e di conferenziere, per questo viaggiò moltissimo (Asia Minore, Grecia, Italia e Gallia) e ottenne ovunque grandi successi. A quarant’anni incontrò il filosofo neoplatonico Nigrino, lasciò la retorica e si dedicò alla filosofia. Dal 171 al 175 d.C. ebbe l’incarico di funzionario imperiale in Egitto. Morì probabilmente dopo il 180, in quanto in un suo scritto viene citata la divinazione postuma di Marco Aurelio, avvenuta proprio in quell’anno. DI lui possediamo circa 80 opere, tra cui -        esercitazioni retoriche, conferenze e prefazioni a scritti di retorica, in cui critica vizi ed ipocrisie della società...

Paolo e Francesca

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona. Amor condusse noi ad una morte: Caina attende chi a vita ci spense». [Dante, Divina Commedia, Inferno, canto V, vv. 100-107] Dante, Paolo e Francesca

Prima prova italiano maturità 2018

Cosa è uscito nel 2018? ANALISI DEL TESTO:  Giorgio Bassani , un brano tratto da " Il giardino dei Finzi-Contini "  AMBITO ARTISTICO-LETTERARIO:    I diversi volti della  solitudine  nell’arte e nella letteratura , con la poesia " I volti della solitudine"  di Alda Merini e con brani  tratti da opere di Petrarca ( La vita solitaria ), Pirandello ( Uno, nessuno e centomila) , Quasimodo ( Ed è subito sera ), Dickinson (la poesia  1695 ) e e i quadri  Tramonto sul mare  di Giovanni Fattori,  Sera sul viale Karl Johan  di E. Munch e  Automat  di E.Hopper. AMBITO SOCIO-ECONOMICO: L a “creatività” ,  la straordinaria dote – squisitamente umana – d’immaginare; risultato di una formula complessa, frutto del talento e del caso, con  articoli di Enrico Moretti e Carlo Bordoni relativi a Marx e Seneca TEMA STORICO:  La Cooperazione Internazionale , con document...

Milano, città violenta nei Promessi Sposi

La città di Milano, in preda alla sommossa popolare del 11-12 novembre 1628, detta "tumulto di S. Martino", si ritrova protagonista di una serie di tragici eventi che vedono come protagonista la FOLLA, una massa informe di persone che, stanche della loro triste condizione di fame e miseria, scendono in strada, aggrediscono dapprima i garzoni dei forni, poi assaltano i forni stessi e poi in massa si dirigono verso la casa del vicario con l'intenzione di linciarlo. La folla è dotata di grande forza, ma è difficile da controllare e, soprattutto, disomogenea e disordinata e, pertanto, molto pericolosa. Infatti, la violenza a cui ricorre la folla, nel vano tentativo di farsi giustizia, viene criticata dal Manzoni (attraverso i pensieri e le parole di Renzo) e Manzoni si dimostra totalmente contrario alle sollevazioni popolari, anche perchè la folla è composta da persone totalmente diverse tra loro: donne, uomini, bambini, vecchietti, ma anche uomini crudeli e diabolici che int...

Il cinque maggio - Alessandro Manzoni

 Ei fu. Siccome immobile,        dato il mortal sospiro,        stette la spoglia immemore        orba di tanto spiro, 5         così percossa, attonita        la terra al nunzio sta,        muta pensando all’ultima        ora dell’uom fatale;        né sa quando una simile 10         orma di piè mortale        la sua cruenta polvere        a calpestar verrà.        Lui folgorante in solio        vide il mio genio e tacque; 15         quando, con vece assidua,        cadde, risorse e giacque,   ...