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Visualizzazione dei post con l'etichetta poesia

Mimnermo Frammento 1

 Quant’è bella giovinezza...   Mimnermo Frammento 1 completo: un contrasto tra la bellezza luminosa della giovinezza e l'ombra malinconica della vecchiaia.  Testo greco τίς δὲ βίος, τί δὲ τερπνὸν ἄτερ χρυσῆς Ἀφροδίτης; τεθναίην, ὅτε μοι μηκέτι ταῦτα μέλοι, κρυπταδίη φιλότης καὶ μείλιχα δῶρα καὶ εὐνή, οἷ' ἥβης ἄνθεα γίνεται ἁρπαλέα ἀνδράσιν ἠδὲ γυναιξίν· ἐπεὶ δ' ὀδυνηρὸν ἐπέλθηι γῆρας, ὅ τ' αἰσχρὸν ὁμῶς καὶ κακὸν ἄνδρα τιθεῖ, αἰεί μιν φρένας ἀμφὶ κακαὶ τείρουσι μέριμναι, οὐδ' αὐγὰς προσορῶν τέρπεται ἠελίου, ἀλλ' ἐχθρὸς μὲν παισίν, ἀτίμαστος δὲ γυναιξίν· οὕτως ἀργαλέον γῆρας ἔθηκε θεός.   Traduzione in italiano  E quale vita, e quale gioia senza l'aurea Afrodite? Vorrei essere morto quando a me questo più non importi, l'amore segreto e i dolci doni del letto, che di giovinezza sono i fiori graditi per uomini e donne; quando invece dolorosa sopraggiunge la vecchiaia, che brutto e spregevole insieme rende l'uomo sempre nell'animo lo tormentano tristi...

Godi, fanciullo mio...

"Godi, fanciullo mio..." è una espressione tratta da uno dei più celebri componimenti di Leopardi: Il sabato del villaggio La donzelletta vien dalla campagna, In sul calar del sole, Col suo fascio dell’erba; e reca in mano Un mazzolin di rose e di viole, Onde, siccome suole, Ornare ella si appresta Dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Siede con le vicine Su la scala a filar la vecchierella, Incontro là dove si perde il giorno; E novellando vien del suo buon tempo, Quando ai dì della festa ella si ornava, Ed ancor sana e snella Solea danzar la sera intra di quei Ch’ebbe compagni dell’età più bella. Già tutta l’aria imbruna, Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre Giù da’ colli e da’ tetti, Al biancheggiar della recente luna. Or la squilla dà segno Della festa che viene; Ed a quel suon diresti Che il cor si riconforta. I fanciulli gridando Su la piazzuola in frotta, E qua e là saltando, Fanno un lieto romore: E intanto riede alla sua parca mensa, Fischiando, il zappat...

Schiavo d’amore

  Menander ,  Misoumenos (The Hated Man) Menandro, drammaturgo comico greco del IV secolo a.C., nelle sue opere spesso esplora le difficoltà personali, le ingiustizie sociali e i conflitti interiori dei suoi personaggi in una luce che può essere allo stesso tempo sia comica sia tragica.  Purtroppo, dell'opera intitolata "Misoumenos" ci sono giunti solo brevi e incompleti frammenti (rinvenuti soprattutto negli ultimi 30 anni) e diversi riferimenti indiretti, quindi non abbiamo il testo completo e non ci è possibile ricostruire la trama e l'antefatto. I due personaggi principali sono il soldato Trasonide e la sua παλλακή Cratea, che sin dall'inizio della commedia prova un odio irrefrenabile nei confronti dell'uomo. Probabilmente si trattava della più originale e meglio caratterizzata commedia di Menandro. παιδισκάριόν με καταδεδούλωκ' εὐτελές,ὃν οὐδεὶς τῶν πολεμίων πώποτε. (Menandro, frammento 338)  TRADUZIONE Un’ingenua fanciulla mi ha fatto suo schiavo, qu...

Pascoli X Agosto

 X Agosto  La data del 10 Agosto segnò l'evento più tragico della vita di Pascoli: l'assassinio dell'amato papà, i cui sicari non vennero mai consegnati alla giustizia. Testo: San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla. Ritornava una rondine al tetto: l’uccisero: cadde tra spini: ella aveva nel becco un insetto: la cena de’ suoi rondinini. Ora è là, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e il suo nido è nell’ombra, che attende, che pigola sempre più piano. Anche un uomo tornava al suo nido: l’uccisero: disse: Perdono; e restò negli aperti occhi un grido: portava due bambole in dono… Ora là, nella casa romita, lo aspettano, aspettano in vano: egli immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano. E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale, oh! d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male! Giovanni Pascoli

Frasi di Saffo

  ἔγω τε γαρ. φιλην μ' ἇς κεν ἔνη μ' ἀυτμή. Saffo fr 88, verso 14-15 Traduzione  «E io ho intenzione di amarti, fino a che in me ci sia respiro». Saffo: la legge dell’amore Καὶ γὰρ αἰ φεύγει, ταχέως διώξει, αἰ δὲ δῶρα μὴ δέκετ᾽, ἀλλὰ δώσει, αἰ δὲ μὴ φίλει, ταχέως φιλήσει κωύκ ἐθέλοισα.  (Fram. 1) E chi ora ti sfugge, presto ti inseguirà; chi non accetta doni, ne offrirà; chi non ti ama, presto ti amerà, anche contro voglia, poiché Afrodite lo vorrà, mostrando la potenza ciclica e talvolta irresistibile dell'amore, che ribalta le resistenze iniziali. 

Catullo, carme 8, il " discidium": Miser Catulle

Carme 8 Catullo ormai resiste! Miser Catulle, desinas ineptire , et quod vides perisse perditum ducas . Fulsere quondam candidi tibi soles , cum ventitabas quo puella ducebat , amata nobis quantum amabitur nulla. Ibi illa multa tum iocosa fiebant , quae tu volebas nec puella nolebat . Fulsere vere candidi tibi soles . Nunc iam illa non vult : tu quoque, impotens , noli , nec quae fugit sectare , nec miser vive , sed obstinata mente perfer , obdura . Vale , puella, iam Catullus obdurat , nec te requiret nec rogabit invitam . At tu dolebis , cum rogaberis nulla. Scelesta, vae te! Quae tibi manet vita? Quis nunc te adibit ? Cui videberis bella? Quem nunc amabis ? Cuius esse diceris ? Quem basiabis ? Cui labella mordebis ? At tu, Catulle, destinatus obdura . (In verde i participi, in giallo gli altri tempi verbali) Traduzione in italiano " Sventurato Catullo, smetti di fare il pazzo, e considera perso ciò che vedi perduto. Risplendettero un giorno per te ...

I primi documenti scritti in latino

Le più antiche iscrizioni latine  Le prime manifestazioni culturali latine erano orali. La scrittura era usata esclusivamente per fini pratici: le prime iscrizioni latine conservate risalgono ai secoli VII-VI a.C. La fibula Praenestina  L'iscrizione più antica, datata al VII secolo a.C., sembra essere quella presente su una spilla d'oro, la cosiddetta fibula Praenestina , su cui sono scritti il nome dell'artigiano che la fabbricò e il nome del destinatario. Le iscrizioni del Lapis niger e del "vaso di Dueno"  Molto antiche sono anche l'iscrizione rinvenuta sotto il Lapis niger e un'epigrafe del VI secolo a.C., di carattere dedicatorio, su un vaso d'argilla, detto "vaso di Dueno" (in passato si credeva che Duenos fosse un nome proprio, ma oggi i critici ritengono che  duenos significhi bonus , ossia "onesto; "abile"). Pertanto, l'espressione in latino arcaico: Duenos med feced  corrisponde in latino classico a: ...

Ubriacatevi! di Charles Baudelaire

“Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi piega a terra, dovete ubriacarvi senza tregua. Ma di che cosa? Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi. E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa , chiedete al vento, alle stelle, gli uccelli, l’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è: e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio, vi risponderanno: - È ora di ubriacarsi! Per non essere schiavi martirizzati dal Tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre! Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare.” (Charles Baudelaire)

Resurrezione

Poesie di Pasqua:   Resurrezione   di Alessandro Manzoni E' risorto: il capo santo più non posa nel sudario è risorto: dall'un canto dell' avello solitario sta il coperchio rovesciato: come un forte inebbriato, il Signor si risvegliò. Era l'alba; e molli il viso Maddalena e l'altre donne fean lamento in su l'Ucciso; ecco tutta di Sionne si commosse la pendice e la scolta insultatrice di spavento tramortì. Un estranio giovinetto si posò sul monumento: era folgore l'aspetto era neve il vestimento: alla mesta che 'l richiese dié risposta quel cortese: è risorto; non è qui .

Il cinque maggio - Alessandro Manzoni

 Ei fu. Siccome immobile,        dato il mortal sospiro,        stette la spoglia immemore        orba di tanto spiro, 5         così percossa, attonita        la terra al nunzio sta,        muta pensando all’ultima        ora dell’uom fatale;        né sa quando una simile 10         orma di piè mortale        la sua cruenta polvere        a calpestar verrà.        Lui folgorante in solio        vide il mio genio e tacque; 15         quando, con vece assidua,        cadde, risorse e giacque,   ...