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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026

A volte è meglio stare zitti...

 Chi tiene a freno la lingua, governa se stesso  Εἴ τις ἐν λόγῳ οὐ πταίει, οὗτος τέλειος ἀνήρ, δυνατὸς χαλιναγωγῆσαι καὶ ὃλον τὸ σῶμα.  εἰ δὲ τῶν ἵππων τοὺς χαλινοὺς εἰς τὰ στόματα βάλλομεν εἰς τὸ πείθεσθαι αὐτοὺς ἡμῖν, καὶ ὅλον τὸ σῶμα αὐτῶν μετάγομεν     (Lettera di Giacomo 3, 2-3) “Se uno non pecca nel parlare, costui è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. Se mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo.”  (Trad CEI, 2008)

Tacito la fine di Tiberio

 Tacito - gli ultimi giorni di Tiberio               Iam Tiberium corpus, iam vires, nondum dissimulatio deserebat: idem animi rigor; sermone ac vultu intentus quaesita interdum comitate quamvis manifestam defectionem tegebat. Mutatisque saepius locis tandem apud promunturium Miseni consedit in villa, cui L. Lucullus quondam dominus. Illic eum adpropinquare supremis tali modo compertum. Erat medicus arte insignis, nomine Charicles, non quidem regere valitudines principis solitus, consilii tamen copiam praebere. Is velut propria ad negotia digrediens et per speciem officii manum complexus pulsum venarum attigit, neque fefellit: nam Tiberius, incertum an offensus tantoque magis iram premens, instaurari epulas iubet discumbitque ultra solitum, quasi honori abeuntis amici tribueret. Charicles tamen labi spiritum nec ultra biduum duraturum Macroni firmavit. Inde cuncta conloquiis inter praesentes, nuntiis apud legatos et exercitus festinabantur. XVII k...

Eros secondo Platone

Testo greco   Οὕτω δὴ ἔγωγέφημιἜρωτα θεῶν καὶ πρεσβύτατον καὶ τιμιώτατον καὶ κυριώτατον εἶναι εἰς ἀρετῆς καὶ εὐδαιμονίας κτῆσιν ἀνθρώποις καὶ ζῶσι καὶ τελευτήσασιν. Traduzione in italiano  Così dunque io affermo che Eros è tra gli dei il più antico, il più venerabile e il più potente, ed è per gli uomini il principale artefice del conseguimento della virtù e della felicità, sia per i viventi sia per coloro che sono morti. Platone: Simposio (Discorso di Fedro)

Telemaco, Penelope, μῦθος

  …  Testo greco  τὴν δ' αὖ Τηλέμαχος πεπνυμένος ἀντίον ηὔδα· "μῆτερ ἐμή, τί τ' ἄρα φθονέεις ἐρίηρον ἀοιδὸν τέρπειν ὅππῃ οἱ νόος ὄρνυται; οὔ νύ τ' ἀοιδοὶ αἴτιοι, ἀλλά ποθι Ζεὺς αἴτιος, ὅς τε δίδωσιν ἀνδράσιν ἀλφηστῇσιν ὅπως ἐθέλῃσιν ἑκάστῳ. τούτῳ δ' οὐ νέμεσις Δαναῶν κακὸν οἶτον ἀείδειν· τὴν γὰρ ἀοιδὴν μᾶλλον ἐπικλείουσ' ἄνθρωποι, ἥ τις ἀϊόντεσσι νεωτάτη ἀμφιπέληται. σοὶ δ' ἐπιτολμάτω κραδίη καὶ θυμὸς ἀκούειν· οὐ γὰρ Ὀδυσσεὺς οἶος ἀπώλεσε νόστιμον ἦμαρ ἐν Τροίῃ, πολλοὶ δὲ καὶ ἄλλοι φῶτες ὄλοντο. ἀλλ' εἰς οἶκον ἰοῦσα τὰ σ' αὐτῆς ἔργα κόμιζε, ἱστόν τ' ἠλακάτην τε, καὶ ἀμφιπόλοισι κέλευε ἔργον ἐποίχεσθαι· μῦθος δ' ἄνδρεσσι μελήσει πᾶσι, μάλιστα δ' ἐμοί· τοῦ γὰρ κράτος ἔστ' ἐνὶ οἴκῳ."  ἡ μὲν θαμβήσασα πάλιν οἶκόνδε βεβήκει· παιδὸς γὰρ μῦθον πεπνυμένον ἔνθετο θυμῷ… μνηστῆρες δ' ὁμάδησαν ἀνὰ μέγαρα σκιόεντα· πάντες δ' ἠρήσαντο παραὶ λεχέεσσι κλιθῆναι.   Traduzione in italiano  L’accorto Telemaco le rispose (a Penelope) con que...

Cincinnato

 Cincinnato visse a metà del V secolo a.C., un periodo in cui la giovane Repubblica Romana era costantemente minacciata da conflitti interni e nemici esterni. Era già noto come un romano severo e vecchio stampo, povero, di sani principi e profondamente impegnato nel dovere civico. Quando Equi e Sabini intrappolarono un esercito romano sulle montagne, il Senato si rivolse a lui come ultima risorsa. Una delegazione lo trovò letteralmente dietro il suo aratro, a lavorare nella sua piccola fattoria al di là del Tevere. Accettò la nomina d'emergenza a dittatore, un ruolo che gli garantiva autorità assoluta per sei mesi, ma solo per risolvere la crisi. Una volta al comando, Cincinnato agì con notevole rapidità. Radunò tutti i romani idonei, riorganizzò la milizia e marciò per dare il cambio al console Minucio intrappolato. Le sue forze circondarono gli Equi sul Monte Algido, costringendoli alla resa nel giro di pochi giorni. La vittoria fu così rapida e decisiva che divenne un modello di...

I Tristia di Ovidio

 Il nome di Ovidio viene sempre accostato a opere piacevoli e fantasiose, come le Metamorfosi, o a componimenti eleganti e sensuali, come l’Ars amatoria. Tuttavia, l’ultima parte della sua vita – e della sua produzione poetica – fu segnata dalla tristezza e dal dolore dell’esilio. Nell’8 d.C. l’imperatore Augusto lo mandò via da Roma relegandolo a Tomi (oggi Costanza, in Romania), una città sul Mar Nero, nei pressi del delta del Danubio.  Un tempo colonia greca, Tomi faceva ormai parte dell’Impero Romano, ma per i Romani rappresentava un luogo lontano e selvaggio, al confine del mondo conosciuto, abitato da popoli considerati barbari. Lo stesso Ovidio esprime chiaramente il suo sconforto in un verso dei Tristia (III, 2, 1-2):  “Ergo erat fatis Scythiam quoque vivere nostris” - Tristia, Libro III (2) 1-2 “Era, dunque, scritto nel mio destino vivere anche in Scizia”.  Con “Scizia” egli intende indicare le inospitali regioni abitate da Sciti, Sarmati e Geti, nomadi guer...

Caio Giulio Cesare, unico al mondo

 Cesare fu forse il più grande genio che Roma abbia mai espresso, e l’ultimo grande spirito dell’antichità. Era un vero e proprio polimata: conosceva varie lingue e dialetti, e si racconta che fosse capace di dettare contemporaneamente quattro lettere differenti a quattro segretari diversi. Dotato di eccezionali capacità tattiche, sapeva motivare i propri soldati come nessun altro comandante del suo tempo. Era anche un ingegnere brillante, un avvocato affermato e, secondo Cicerone — che pure lo disprezzava — uno degli oratori più straordinari della sua epoca. Fu un generale integro, audace e coraggioso, sempre pronto a dare l’esempio in battaglia, senza mai temere la morte. La sua grandezza fu tale che i sovrani successivi adottarono il suo nome come titolo imperiale per secoli: da “Cesare” derivano infatti “kaiser” in tedesco e “zar” in russo. Persino il mese di luglio porta il suo nome. Oltre a essere un eloquente oratore e un politico abile, Cesare fu soprattutto un geniale stra...

Cicerone e l'amicizia

 Cicerone, Laelius de amicitia  - Amicizia e lealtà . Firmamentum autem stabilitatis constantiaeque est eius, quam in amicitia quaerimus, fides; nihil est enim stabile quod infidum est. Simplicem praeterea et communem et consentientem, id est qui rebus iisdem moveatur, eligi par est. Quae omnia pertinent ad fidelitatem; neque enim fidum potest esse multiplex ingenium et tortuosum, neque vero qui non isdem rebus movetur naturaque consentit, aut fidus aut stabilis potest esse. Addendum eodem est, ut ne criminibus aut inferendis delectetur aut credat oblatis. Quae pertinent omnia ad eam, quam iam dudum tracto, constantiam. Ita fit verum illud quod initio dixi, amicitiam nisi inter bonos esse non posse. Est enim boni viri, quem eundem sapientem licet dicere, haec duo tenere in amicitia: primum ne quid fictum sit neve simulatum; aperte enim vel odisse magis ingenui est quam fronte occultare sententiam; deinde non solum ab aliquo allatas criminationes repellere, sed ne ipsum quidem ...

Le Baccanti di Euripide

 ὁ δαίμων ὁ Διὸς παῖς χαίρει μὲν θαλίαισιν, φιλεῖ δʼ ὀλβοδότειραν Εἰ- ρήναν, κουροτρόφον θεάν. ἴσαν δʼ ἔς τε τὸν ὄλβιον τόν τε χείρονα δῶκʼ ἔχειν οἴνου τέρψιν ἄλυπον· μισεῖ δʼ ᾧ μὴ ταῦτα μέλει, κατὰ φάος νύκτας τε φίλας εὐαίωνα διαζῆν, σοφὰν δʼ ἀπέχειν πραπίδα φρένα τε περισσῶν παρὰ φωτῶν· τὸ πλῆθος ὅτι τὸ φαυλότερον ἐνόμισε χρῆ- ταί τε, τόδʼ ἂν δεχοίμαν. (BACCHAE 417-432, Euripide) Traduzione di Ettore Romagnoli: Dïòniso, figliuol di Giove, allegrasi    nel tripudio, e la Pace ama, che agli uomini    vita felice e pargoli    largisce; e in dono al misero    offre, non meno che al beato, il gaudio    del vino, dove ogni dolore annegasi.    E odia quei che spregiano    in esultanza consumare i fulgidi    giorni e le notti amabili.    Ma saggia cosa è l'intelletto e l'anima    lunge tener dagli uomini    che presumono troppo. Io ciò che i semplici    credono, e se n...

CARNEADE - Valerio Massimo

 CARNEADE - Valerio Massimo - Carneades laboriosus et diuturnus sapientiae miles, si quidem XC expletis annis idem illi vivendi ac philosophandi finis fuit, ita se mirifice doctrinae operibus addixerat, ut, cum cibi capiendi causa recubuisset, cogitationibus inhaerens manum ad mensam porrigere oblivisceretur. Sed ei Melissa, quam uxoris loco habebat, temperato inter studia non [eius] interpellandi et inediae succurrendi officio dexteram suam necessariis usibus aptabat. Ergo animo tantum modo vita fruebatur, corpore vero quasi alieno et supervacuo circumdatus erat. Idem cum Chrysippo disputaturus elleboro se ante purgabat ad expromendum ingenium suum adtentius et illius refellendum acrius. Quas potiones industria solidae laudis cupidis adpetendas effecit! Valerio Massimo Carneade, laborioso e diuturno soldato del sapere, se certamente, a novant'anni compiuti, la fine fu per lui della vita e del filosofare, si era dedicato così straordinariamente alle attività del sapere che, quando ...

Costruzione dei verba dicendi

 I verba dicendi sono i verbi latini che significano “dire”, “raccontare”, “narrare”, “tramandare” (come dicor, feror, trador, putor, perhibeor, existimor) e, quando sono usati al passivo, possono avere due costruzioni diverse. 1. Costruzione personale (con nominativo e infinito)Si usa con i tempi semplici (presente, imperfetto, futuro, ecc.). In italiano si traduce in modo impersonale, cioè con  “si dice che…” “si racconta che…” seguito da una proposizione soggettiva (cioè con “che + verbo”). Esempio: Caesar dicitur bellum vicisse → Si dice che Cesare abbia vinto la guerra. 2. Costruzione impersonale (con accusativo e infinito) Si usa con i tempi composti (perfetto, piuccheperfetto, futuro anteriore), con la perifrastica passiva, con i verbi servili e spesso nelle frasi incidentali. In questo caso, il soggetto latino diventa un accusativo e la frase si traduce sempre in modo impersonale, tipo: Si dice che… Si pensava che… Si raccontò che… Si deve ritenere che… Esempi: Hanniba...

Cicerone: Consigli di vecchiaia

 Versione in latino  Resistendum, Laeli et Scipio, senectuti est, eiusque vitia diligentia compensanda sunt, pugnandum, tamquam contra morbum, sic contra senectutem, habenda ratio valetudinis, adhibendae exercitationes modicae, tantum cibi et potionis adhibendum ut reficiantur vires, non opprimantur. Nec vero corpori solum subveniundum est, sed menti atque animo multo magis: nam haec quoque, nisi, tamquam lumini, oleum instilles, exstinguuntur senectute; et corpora quidem exercitationum  defatigatione ingravescunt, animi autem se exercendo levantur. Traduzione in italiano  Bisogna opporsi, o Laelio e Scipione, alla vecchiaia, e i suoi difetti devono essere compensati con diligenza; bisogna combattere, come si combatte contro una malattia, così contro la vecchiaia; si deve avere cura della buona salute, praticare esercizi moderati, assumere tanto (di) cibo e bevande che le forze siano rinvigorite, non oppresse. E, in verità, non si deve venire in aiuto solo del corpo,...

3 gennaio: ricordiamo Cicerone

 Il 3 gennaio del 106 a.C. nacque Marco Tullio Cicerone. Pur provenendo da una famiglia non patrizia, riuscì a compiere l’intero cursus honorum grazie al suo straordinario talento oratorio e alle sue capacità di avvocato, fino a essere eletto console nel 63 a.C.  In quello stesso anno si trovò a fronteggiare Lucio Sergio Catilina, che, sentendosi ingiustamente privato della carica consolare che riteneva di meritare, tentò di raccogliere il sostegno dei populares e organizzò una congiura.  Il complotto, tuttavia, venne scoperto prima del previsto: Cicerone evitò di cadere vittima dell’attentato e Catilina fu costretto alla fuga, trovando infine la morte nella battaglia di Pistoia. Vent’anni più tardi, nel 43 a.C., Cicerone cercò di sfruttare il giovane Ottaviano, appena diciannovenne, contro Marco Antonio, sperando così di ottenere un secondo consolato che salvasse nuovamente la res publica.  Ma il futuro Augusto finse lealtà solo per consolidare il proprio potere: do...