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Visualizzazione dei post con l'etichetta filosofia

Cicerone: Consigli di vecchiaia

 Versione in latino  Resistendum, Laeli et Scipio, senectuti est, eiusque vitia diligentia compensanda sunt, pugnandum, tamquam contra morbum, sic contra senectutem, habenda ratio valetudinis, adhibendae exercitationes modicae, tantum cibi et potionis adhibendum ut reficiantur vires, non opprimantur. Nec vero corpori solum subveniundum est, sed menti atque animo multo magis: nam haec quoque, nisi, tamquam lumini, oleum instilles, exstinguuntur senectute; et corpora quidem exercitationum  defatigatione ingravescunt, animi autem se exercendo levantur. Traduzione in italiano  Bisogna opporsi, o Laelio e Scipione, alla vecchiaia, e i suoi difetti devono essere compensati con diligenza; bisogna combattere, come si combatte contro una malattia, così contro la vecchiaia; si deve avere cura della buona salute, praticare esercizi moderati, assumere tanto (di) cibo e bevande che le forze siano rinvigorite, non oppresse. E, in verità, non si deve venire in aiuto solo del corpo,...

I consigli di Seneca

                       Seneca – De Beneficiis V, 18.                  Ut scias, per se expetendam esse grati animi affectionem, per se fugienda res est ingratum esse: quoniam nihil aeque concordiam humani generis dissociat ac distrahit, quam hoc uitium. Nam quo alio tuti sumus, quam quod mutuis iuuamur officiis? hoc uno instructior uita contraque incursiones subitas munitior est beneficiorum commercio. Fac nos singulos: quid sumus? praeda animalium et uictimae, ac imbecillissimus et facillimus sanguis. Quoniam ceteris animalibus in tutelam sui satis uirium est; quaecumque uaga nascuntur, et actura uitam segregem, armata sunt hominem imbecillitas cingit: non unguium uis, non dentium, terribilem ceteris fecit: nudum et infirmum societas munit. Duas res dedit, quae illum obnoxium, ualidissimum facerent: rationem et societatem. Itaque qui par esse nulli posset, si seduceretur, rerum poti...

Platone Lettera VII

 L'unica ritenuta autentica  LA VITA DELL'UOMO E' SIMILE A UN CORTEO GUIDATO DALLA FORTUNA Platone, VII lettera  La vita degli uomini: un corteo di maschere guidato dalla Fortuna – Luciano di Samosata Εδόκει μοι ὁ τῶν ἀνθρώπων βίος πομπῇ τινι μακρᾷ προσεοικέναι, χορηγεῖν δὲκαὶ διατάττειν ἕκαστα ἡ Τύχη, διάφορα καὶ ποικίλα τοῖς πομπευταῖς τὰ σχήματαπροσάπτουσα• τὸν μὲν γὰρ λαβοῦσα, εἰ τύχοι, βασιλικῶς διεσκεύασεν, τιάραν τεἐπιθεῖσα καὶ δορυφόρους παραδοῦσα καὶ τὴν κεφαλὴν στέψασα τῷ διαδήματι, τῷ δὲ οἰκέτου σχῆμα περιέθηκεν• τὸν δέ τινα καλὸν εἶναι ἐκόσμησεν, τὸν δὲ ἄμορφονκαὶ γελοῖον παρεσκεύασεν• παντοδαπὴν γάρ, οἶμαι, δεῖ γενέσθαι τὴν θέαν. Πολλάκις δὲ καὶ διὰ μέσης τῆς πομπῆς μετέβαλε τὰ ἐνίων σχήματα οὐκ ἐῶσα εἰς τέλοςδιαπομπεῦσαι ὡς ἐτάχθησαν, ἀλλὰ μεταμφιέσασα τὸν μὲν Κροῖσον ἠνάγκασε τὴντοῦ οἰκέτου καὶ αἰχμαλώτου σκευὴν ἀναλαβεῖν, τὸν δὲ Μαιάνδριον τέως ἐν τοῖς10οἰκέταις πομπεύοντα τὴν τοῦ Πολυκράτους τυραννίδα μετενέδυσε. Καὶ μέχρι μέντινος εἴασε χρῆσθαι τῷ σχήματ...

Cicerone e l'origine della civiltà

 Origine e fondamenti della civiltà - (Cicerone) - Versioni Varie      Quis enim nostrum ignorat ita naturam tulisse ut quodam tempore homines, nondum neque naturali neque civili iure descripto, fusi per agros ac dispersi vagarentur, tantumque haberent quantum manu ac viribus per caedem ac vulnera aut erigere aut retinere potuissent? Qui igitur primi virtute et consilio prestanti exstiterunt, ii, perspecto genere humanae docilitatis atque ingenii, dissipatos unum in locum congregarunt, eosque ad mansuetudinem transduxerunt. Tum res ad communem utilitatem, quas puclicas appellamus, tum conventicola hominum, quae postea civitates nominatae sunt, tum domicilia coniuncta, quas urbes dicimus, invento et divino iure et humano, moenibus saepserunt. Atque inter hanc vitam perpolitam humanitate et illam immanem nihil tam interest quam ius atque vis. Horum utro si uti nolimus, altero est utendum. Vim volumus estingui: ius valeat nocesse est, id est sudicia, quibus omne ius con...

Il verbo Mello in greco antico

 In greco antico esiste un verbo che racchiude il senso dell’attesa. Non descrive il futuro: lo anticipa, lo prepara. Quel verbo è μέλλω (méllō). Tra le forme verbali più suggestive della lingua greca, μέλλω significa “essere sul punto di”, “avere in animo di”, “stare per fare qualcosa”. Pur essendo morfologicamente un presente, il suo significato è proiettato in avanti: esprime un’azione imminente, sospesa tra l’intenzione e la realizzazione. Le grammatiche (Smyth §1864, Goodwin §1425) lo definiscono come il verbo dell’attesa, spesso riferito a un futuro prossimo. Il greco conosce anche un futuro semplice, μελλήσω (mellḗsō), ma è raro e tardo: la lingua classica non ne sentiva la necessità, perché μέλλω già contiene in sé l’idea di ciò che sta per accadere. Questo verbo introduce l’infinito, che ne completa il significato: μέλλω ζῆν — “sto per vivere” μέλλω θαρρεῖν — “sto per trovare coraggio” μέλλω ἀποθανεῖν — “sto per morire” Platone, nel Timeo (28a), scrive: «Πᾶν ὃ μέλλει γενήσ...

Il mito della Caverna

 Il mito della caverna di Platone svela la vera natura della nostra realtà? Un'allegoria che scuote le nostre certezze. Nel settimo libro de "La Repubblica", Platone ci presenta una delle allegorie più profonde e celebri della filosofia occidentale, il Mito della Caverna. Questo racconto non è solo intrigante, ma è anche un potente strumento per esplorare la teoria della conoscenza e la percezione della realtà, temi fondamentali nel pensiero platonico. Immaginate una caverna buia in cui un gruppo di prigionieri è incatenato sin dalla nascita. Sono costretti a guardare solo la parete di fronte a loro. Dietro di loro c'è un fuoco, e tra il fuoco e i prigionieri si snoda un cammino rialzato. Su questo cammino passano persone che trasportano oggetti di varie forme, proiettando ombre sulla parete che i prigionieri possono osservare. Per loro, queste ombre rappresentano l'unica realtà conosciuta. Le ombre nella caverna simboleggiano l'ignoranza e la visione limitata...

L'Amore secondo Lucrezio

  L'amore                         Libro IV 1058- 1191  TESTO LATINO Haec Venus est nobis; hinc autemst nomen amoris, hinc illaec primum Veneris dulcedinis in cor stillavit gutta et successit frigida cura. 1060 nam si abest quod ames, praesto simulacra tamen sunt illius et nomen dulce obversatur ad auris. sed fugitare decet simulacra et pabula amoris absterrere sibi atque alio convertire mentem et iacere umorem collectum in corpora quaeque 1065 nec retinere, semel conversum unius amore, et servare sibi curam certumque dolorem. ulcus enim vivescit et inveterascit alendo inque dies gliscit furor atque acrumna gravescit, si non prima novis conturbes vulnera plagis 1070 vulgivagaque vagus Venere ante recentia cures aut alio possis animi tralucere motus. Nec Veneris fructu caret is qui vitat amorem, sed potius quae sunt sine poena c...

L'aristocrazia di pensiero di Eraclito

 «Uno solo è per me diecimila, se quell'uno è il migliore». Eraclito, l'Oscuro  Questa frase è attribuita da Galeno a Eraclito ed esprime l'idea che una singola persona, se è eccellente o la migliore, ha più valore di una moltitudine. Per quanto riguarda la grammatica: - ἐμοὶ è il dativo di interesse, "per me" - ἄριστος è il superlativo (di "ἀγαθός", "buono") - ᾖ è il verbo essere al congiuntivo presente che esprime la condizione.

Opere retoriche e filosofiche di Cicerone

Le Opere Retoriche La retorica è la teoria dell’eloquenza. Cicerone scrisse opere sulla retorica, ricche di riflessioni sull'eloquenza, grazie agli studi fatti in Grecia. Tali opere hanno latinizzato la retorica greca e hanno influenzato l’Occidente per secoli. Da giovane scrisse il trattato De inventione , parlando della prima parte dell’orazione, detta inventio , e affermando che un bravo oratore deve conoscere la filosofia ( sapientia ). Poi scrisse il De oratore , un dialogo, in 3 libri, ambientato nella villa di Crasso. I due interlocutori sono Crasso (che afferma le tesi di Cicerone) e Marco Antonio, con altri personaggi minori. In particolare: Nel I libro sostiene che un bravo oratore deve avere una grande cultura, soprattutto filosofica, ed essere un vir bonus (uomo onesto) che usa la propria sapientia e la propria tecnica per aiutare i boni; Nei libri II e III illustra la suddivisione IN 5 PARTI dell' ars rhetorica: Inventio SCELTA DEGLI ARGOMENTI Dis...

PLOTINO E IL NEOPLATONISMO: GENESI E STRUTTURA DEL SISTEMA PLOTINIANO

AMMONIO SACCA: IL MAESTRO DI PLOTINO Nella scuola del maestro di Plotino, Ammonio Sacca, cominciarono a formarsi i concetti del Neoplatonismo che, pur essendo nato in una famiglia cristiana, era tornato alla religione pagana. Era un uomo riservato, che non scrisse nulla, ma divenne famoso al suo tempo e colpì profondamente Plotino. LA VITA, LE OPERE E LA SCUOLA DI PLOTINO Plotino entrò nella scuola di Ammonio a 28 anni e vi rimase per 11 anni. Poi andò a fare una spedizione ad Alessandria e poi andò a vivere a Roma, e aprì una scuola. Tenne lezioni ma non scrisse nulla perché non poteva diffondere le teorie di Ammonio. Ma poi decise di scrivere 54 trattati delle sue lezioni, divisi in 6 gruppi da 9, detti Enneadi. Plotino divenne famosissimo al suo tempo e veniva seguito da molti importanti uomini politici. L’UNO COME PRINCIPIO PRIMO ASSOLUTO PRODUTTORE DI SE MEDESIMO Plotino riprende e modifica le teorie di Platone, Aristotele e di Pitagora. Secondo Plotino, ogni ente è tale...