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Visualizzazione dei post con l'etichetta letteratura latina

Cicerone: Consigli di vecchiaia

 Versione in latino  Resistendum, Laeli et Scipio, senectuti est, eiusque vitia diligentia compensanda sunt, pugnandum, tamquam contra morbum, sic contra senectutem, habenda ratio valetudinis, adhibendae exercitationes modicae, tantum cibi et potionis adhibendum ut reficiantur vires, non opprimantur. Nec vero corpori solum subveniundum est, sed menti atque animo multo magis: nam haec quoque, nisi, tamquam lumini, oleum instilles, exstinguuntur senectute; et corpora quidem exercitationum  defatigatione ingravescunt, animi autem se exercendo levantur. Traduzione in italiano  Bisogna opporsi, o Laelio e Scipione, alla vecchiaia, e i suoi difetti devono essere compensati con diligenza; bisogna combattere, come si combatte contro una malattia, così contro la vecchiaia; si deve avere cura della buona salute, praticare esercizi moderati, assumere tanto (di) cibo e bevande che le forze siano rinvigorite, non oppresse. E, in verità, non si deve venire in aiuto solo del corpo,...

Cicerone e l'esternazione della sofferenza umana

 Secondo Cicerone, solo certe volte è permesso all'uomo lamentarsi. Nel secondo libro delle Tusculanae Disputationes, Cicerone affronta la questione del dolore e della sofferenza. A parere suo, è necessaria una grande forza d'animo ("animi contentio", distensione della mente), prerequisito fondamentale e imprescindibile per ciascuno tipo di funzione o dovere (officium) a cui si aspira ma, soprattutto quando si tratta di dolore e sofferenza, l'Arpinate ritiene che un uomo dovrebbe sopportarli senza piangere né urlare. A un uomo romano allora non è mai permesso urlare o gemere? Sì, negli sport che servono per rendere più forte il colpo. A un uomo è permesso talvolta lamentarsi, ma solo raramente; in realtà, per lui, non è permesso nemmeno a una donna urlare, perché un rumore assordante come un urlo è proibito, persino ai funerali. Né un uomo saggio o coraggioso geme mai, a meno che non si sforzi di dare maggiore forza alla sua risoluzione. E per quanto riguarda l...

Seneca, De Ira, 3, 8.

 Seneca De Ira . Liber III . 8. Demus operam ne accipiamus iniuriam, quia ferre nescimus. Cum placidissimo et facillimo et minime anxio morosoque vivendum est; sumuntur a conversantibus mores et ut quaedam in contactos corporis vitia transiliunt, ita animus mala sua proximis tradit: ebriosus convictores in amorem meri traxit, inpudicorum coetus fortem quoque et silice natum virum emolliit, avaritia in proximos virus suum transtulit. . Eadem ex diverso ratio virtutum est, ut omne quod secum habent mitigent; nec tam valetudini profuit utilis regio et salubrius caelum quam animis parum firmis in turba meliore versari. . Quae res quantum possit intelleges, si videris feras quoque convictu nostro mansuescere nullique etiam immani bestiae vim suam permanere, si hominis contubernium diu passa est: retunditur omnis asperitas paulatimque inter placida dediscitur. Accedit huc quod non tantum exemplo melior fit qui cum quietis hominibus vivit, sed quod causas irascendi non invenit nec vitium ...

Catullo: Carme 43

 Catullo: Carme 43 Testo latino  Salve, nec minimo puella naso nec bello pede nec nigris ocellis nec longis digitis nec ore sicco nec sane nimis elegante lingua. Decoctoris amica Formiani, ten provincia narrat esse bellam? Tecum Lesbia nostra comparatur? O saeclum insapiens et infacetum! Traduzione in italiano       Salve, ragazza, non (hai) il naso piccolo, né il piede bello, né gli occhi neri, né le dita lunge, né la bocca stretta, né un modo di parlare preciso o troppo elegante, amica di Formiano il fallito. E in provincia si dice che sei bella, e ti paragonano alla mia Lesbia? O tempi ignoranti e grossolani!     Salve, ragazza, non (hai) il naso piccolo, né il piede bello, né gli occhi neri, né le dita lunge, né la bocca stretta, né un modo di parlare preciso o troppo elegante, amica di Formiano il fallito. E in provincia si dice che sei bella, e ti paragonano alla mia Lesbia? O tempi  ignoranti e grossolani!

Cicerone e l'origine della civiltà

 Origine e fondamenti della civiltà - (Cicerone) - Versioni Varie      Quis enim nostrum ignorat ita naturam tulisse ut quodam tempore homines, nondum neque naturali neque civili iure descripto, fusi per agros ac dispersi vagarentur, tantumque haberent quantum manu ac viribus per caedem ac vulnera aut erigere aut retinere potuissent? Qui igitur primi virtute et consilio prestanti exstiterunt, ii, perspecto genere humanae docilitatis atque ingenii, dissipatos unum in locum congregarunt, eosque ad mansuetudinem transduxerunt. Tum res ad communem utilitatem, quas puclicas appellamus, tum conventicola hominum, quae postea civitates nominatae sunt, tum domicilia coniuncta, quas urbes dicimus, invento et divino iure et humano, moenibus saepserunt. Atque inter hanc vitam perpolitam humanitate et illam immanem nihil tam interest quam ius atque vis. Horum utro si uti nolimus, altero est utendum. Vim volumus estingui: ius valeat nocesse est, id est sudicia, quibus omne ius con...

Il discorso di Critognato Cesare De Bello Gallico

Brano De Bello Gallico : Il discorso di Critognato Cesare, nella sua campagna contro i Galli, mise in atto un abile e complesso assedio contro la città di Alesia . La città era situata in una posizione strategica, sulla sommità di un colle circondato da due fiumi e da altri tre colli, e i Galli credevano che questa posizione fosse sufficiente a garantirne la sicurezza. Cesare, però, dimostrò la sua abilità tattica costruendo una doppia linea di fortificazioni : Una fortificazione interna, progettata per attaccare la città; Una fortificazione esterna, destinata a respingere eventuali rinforzi che gli alleati di Vercingetorige avrebbero potuto inviare. I Galli avevano provviste sufficienti solo per 30 giorni , e alla fine del trentesimo giorno il frumento era terminato. Di fronte a questa emergenza, i capi della città si riunirono in assemblea per decidere il da farsi. In questo contesto, prese la parola Critognato , membro di una famiglia nobile dell'Alv...

La leggenda di Orfeo ed Euridice

 La leggenda di Orfeo ed Euridice Nell’antica Grecia, tra le melodie armoniose delle muse e le ombre misteriose degli dei, si racconta la leggenda di Orfeo, un giovane poeta e musicista con un talento straordinario. Le sue note non solo incantavano gli uomini, ma affascinavano anche gli animali e persino le pietre. Orfeo si innamorò profondamente di Euridice, una ninfa di rara bellezza. Uniti da un amore sincero e profondo, i due giurarono di amarsi per l’eternità. La loro felicità, però, fu spezzata troppo presto. Un giorno, mentre Euridice danzava nei campi, venne morsa da un serpente velenoso, cadendo in un sonno eterno. Distrutto dal dolore, Orfeo decise di scendere negli Inferi per riportarla indietro. Con la sua musica straordinaria, riuscì a incantare Caronte, il traghettatore delle anime, e Persefone, la regina del regno dei morti. Commosse dalle sue note, acconsentirono a restituirgli Euridice, ma ad una condizione: Orfeo doveva guidarla verso l’uscita senza mai voltarsi a...

L'Amore secondo Lucrezio

  L'amore                         Libro IV 1058- 1191  TESTO LATINO Haec Venus est nobis; hinc autemst nomen amoris, hinc illaec primum Veneris dulcedinis in cor stillavit gutta et successit frigida cura. 1060 nam si abest quod ames, praesto simulacra tamen sunt illius et nomen dulce obversatur ad auris. sed fugitare decet simulacra et pabula amoris absterrere sibi atque alio convertire mentem et iacere umorem collectum in corpora quaeque 1065 nec retinere, semel conversum unius amore, et servare sibi curam certumque dolorem. ulcus enim vivescit et inveterascit alendo inque dies gliscit furor atque acrumna gravescit, si non prima novis conturbes vulnera plagis 1070 vulgivagaque vagus Venere ante recentia cures aut alio possis animi tralucere motus. Nec Veneris fructu caret is qui vitat amorem, sed potius quae sunt sine poena c...

Le colonne d'Ercole

 La statua chiamata Colonne d'Ercole, sita nello stretto di Gibilterra, separa l'Europa dall'Africa e allo stesso tempo collega il Mediterraneo con l'Oceano Atlantico.  Il termine "Colonne d'Ercole" si riferisce a una leggenda dell'antica Grecia. Le Colonne d'Ercole erano infatti i due promontori che, secondo la mitologia greco-romana, segnavano i limiti del mondo conosciuto. Questi promontori sono oggi identificati con il  Monte Hacho  a Ceuta (oppure il  Monte Jebel Musa ) sulla costa africana (in Marocco), e la Rocca di  Gibilterra  sulla costa europea (in Spagna). Le Colonne d'Ercole sono simboli mitologici che rappresentano i confini tra il Mar Mediterraneo e l'Oceano Atlantico, separando idealmente l'Europa dall'Africa. In tempi antichi, passare oltre queste "colonne" significava avventurarsi in territori sconosciuti e pericolosi. Infatti, le Colonne d'Ercole erano considerate il confine ultimo del mondo esplor...

VIRGILIO: ENEIDE e GEORGICHE

L'Eneide: un epos per il Principato, tra storia e mondo omerico  Il capolavoro 'nazionale' di Virgilio, l'Eneide, di argomento mitologico, aveva lo scopo di imitare le grandi opere di Omero (l'Iliade e l'Odissea) e lodare Augusto «partendo dai suoi antenati», celebrare e nobilitare le origini di Roma e le imprese gloriose della gens   Iulia e soprattutto del Princeps Ottaviano Augusto, in quanto discendente diretto dell'eroe troiano Enea, figlio della dea Venere e del troiano Anchise. Secondo un'antica leggenda molto nota ai Romani, Enea per volere del Fato era riuscito a scampare alla distruzione di Troia e, dopo lunghe peregrinazioni, aveva raggiunto il Lazio, dove aveva dato inizio a quelle che poi sarebbe diventata la più grande potenza del Mediterraneo: ROMA. Come modello per la sua opera Virgilio scelse gli Annales di Ennio, un poema epico-storico, ma per di più volle confrontarsi direttamente con Omero, per celebrare Augusto «partendo dai suoi a...

Carpe Diem Orazio

Hor. carm. 1,11 Tu ne quaesieris , scire nefas, quem mihi, quem tibi finem di dederint , Leuconoe, nec Babylonios temptaris numeros. ut melius, quidquid erit, pati. seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam, quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare 5 Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi spem longam reseces. dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem quam minimum credula postero . 1. Tu: il soggetto è espresso con implicita funzione oppositiva che «isola e stacca la donna dalla massa anonima: «tu no, non fare come gli altri». Spesso omesso dai traduttori, con una traduzione depotenziata: «Non chiedere», «Non cercare». Meglio conservarlo anche nell’italiano. ne quaesieris: «non chiedere»; imperativo negativo (come nec temptaris), costituito dalla negazione ne + cong. perfetto di quaero (quaero, -is, quaesivi / quaesii, quaesitum, -ere) N.B. L’imperativo negativo può essere espresso classicamente con  a) con ne + il perf. congiuntivo esortativo...