κτῆμά τε ἐς αἰεὶ μᾶλλον ἢ ἀγώνισμα ἐς τὸ παραχρῆμα ἀκούειν ξύγκειται (“La guerra del Peloponneso” I, 22). «[La mia opera] è stata composta come un possesso per l'eternità, piuttosto che come un pezzo di bravura da ascoltare sul momento». [...] ὡς τυραννίδα γὰρ ἤδη ἔχετε αὐτήν, ἣν λαβεῖν μὲν ἄδικον δοκεῖ εἶναι, ἀφεῖναι δὲ ἐπικίνδυνον. (II, 63, 1-2) [...] infatti, possedete ormai l'impero come una tirannide, che da un lato si ritiene ingiusto aver conquistato, ma che d'altro lato sembra pericoloso abbandonare. Tucidide, Le Storie, a cura di Guido Tonini, UTET, 2014
Chi dalla grave, immemore Quiete or mi ridesta? Che virtù nova è questa, Questa che sento in me? Moti soavi, immagini, Palpiti, error beato, Per sempre a voi negato Questo mio cor non è? Siete pur voi quell’unica Luce de’ giorni miei? Gli affetti ch’io perdei Nella novella età? Se al ciel, s’ai verdi margini, Ovunque il guardo mira, Tutto un dolor mi spira, Tutto un piacer mi dà. Meco ritorna a vivere La piaggia, il bosco, il monte; Parla al mio core il fonte, Meco favella il mar. Chi mi ridona il piangere Dopo cotanto obblio? E come al guardo mio Cangiato il mondo appar? Leopardi, Il Risorgimento