A Troia c’era un uomo che aveva capito tutto. Aveva intuito l’inganno dei Greci, lo aveva detto ad alta voce e aveva cercato di fermarlo. Proprio per questo, però, fu ucciso insieme ai suoi due figli davanti a tutti. E, paradossalmente, la sua morte convinse i troiani che lui si sbagliava. Secondo Virgilio, Laocoonte era un sacerdote troiano. Viveva nella città assediata da dieci anni, aveva una famiglia ed era capace di interpretare i segni degli dèi. Un giorno i Greci sembrano spariti: il loro accampamento è vuoto e sulla spiaggia c’è solo un enorme cavallo di legno. I troiani escono dalle mura, lo osservano e pensano che sia un dono lasciato dai nemici in fuga. Qualcuno propone di portarlo dentro la città come simbolo di vittoria. Laocoonte arriva e capisce subito il pericolo: un nemico che ha sempre ingannato non può lasciare un dono. Avverte tutti e dice la famosa frase: “Temo i Greci, anche quando portano doni”. Poi lancia una lancia contro il cavallo: il legno suona v...
Aut cum scudo, aut in scudo. Questo proverbio latino è una traduzione diretta dell'antica frase greca Ἢ τὰν ἢ ἐπὶ τᾶς (E tan e epì tas). Secondo lo storico Plutarco, questo era il consiglio d'addio che le madri spartane davano ai loro figli prima di consegnare loro i pesanti scudi e partire per la guerra. Il pesante e ingombrante hoplon (scudo) era vitale per la falange greca. Un guerriero lasciava cadere lo scudo solo se terrorizzato e in fuga dal campo di battaglia. I guerrieri morti venivano riportati a casa dal campo di battaglia sdraiati sul proprio scudo. Lasciare cadere lo scudo significava codardia, perdita d'onore e pericolo per lo schieramento. Tornare senza di esso era la massima umiliazione, mentre morire in battaglia – e tornare "su" di esso – garantiva rispetto eterno. Oggi, la frase funge da metafora per una mentalità del tipo "o la va o la spacca" o "non si ritira". Simboleggia un impegno incrollabile, un coraggio str...