Scipione piange davanti alle rovine di Cartagine
Il pianto di Scipione davanti alle rovine di Cartagine Polibio, Storie, XXXIX, 6 La Risposta che Scipione il distruttore di Cartagine, nel 146 a.C., a giustificazione del suo pianto davanti alle rovine della città nemica. Scipione vedendo ridotta ormai all'estrema rovina la città di Cartagine, pianse apertamente, si dice, per i nemici. A lungo egli rimase meditabondo, considerando come la sorte di città, popoli, domini, vari come il destino degli uomini: ciò era accaduto ad Ilio, città una volta potente, era accaduto ai regni degli Assiri, dei Medi e dei Persiani, che erano stati grandissimi ai loro tempi, e recentemente al regno macedone. Infine sia volontariamente, sia che tali parole gli siano sfuggite, esclamò: «Verrà giorno che il sacro iliaco muro e Priamo e tutta la sua gente cada»¹. Polibio che gli era stato maestro e gli poteva parlare liberamente, gli chiese che cosa egli volesse significare con queste parole e allora Scipione senza reticenza nomi...