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Frammento 122 W Archiloco

 Eclisse    Il frammento 122 West di Archiloco descrive un’eclisse totale di sole, molto probabilmente quella che nel 648 a.C. interessò l’Egeo settentrionale.  Secondo molti critici, il poeta fu testimone oculare di quell’evento mentre si trovava sull’isola di Taso (la più settentrionale dell’Egeo), che suo padre aveva colonizzato per conto dell’oligarchia aristocratica della sua isola natale, Paro, nelle Cicladi.   Testo greco  χρημάτων ἄελπτον οὐδέν ἐστιν οὐδ' ἀπώμοτον θαυμάσιον, ἐπειδὴ Ζεὺς πατὴρ ᾿Ολυμπίων ἐκ μεσημβρίης ἔθηκε νύκτ', ἀποκρύψας σέλας ἡλίου λάμποντος, λυγρὸν δ' ἦλθ' ἐπ' ἀνθρώπους δέος. ἐκ δὲ τοῦ καὶ πιστὰ πάντα κἀπίελπτα γίνεται ἀνδράσιν• μηδεὶς ἔθ' ὑμέων θαυμαζέτω ὁρέων μηδ' ὅταν δελφῖσι θῆρες ἀνταμείψωνται νομὸν ἐνάλιον, καί σφιν θαλάσσης ἠχέεντα κύματα φίλτερ' ἠπείρου γένηται, τοῖσι δ' ὑλέειν ὄρος. Archiloco (Fr. 122 West)   Traduzione in italiano  Nulla di inatteso vi è più, né impossibile, né straordinario, dacché Zeus, padr...
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Nemesi

Il termine Nemesi deriva dal greco némō (“dividere, distribuire”) ed è la dea che ristabilisce l’equilibrio quando qualcuno supera la giusta misura.  Non rappresenta la vendetta personale, ma una giustizia cosmica che assegna a ciascuno ciò che gli spetta, punendo l’eccesso (hybris). Nella concezione greca, si distingue da altre figure della giustizia:  - Themis incarna l’ordine divino, - Dike regola la giustizia tra gli uomini,  -  Nemesi interviene contro ogni squilibrio.  In Esiodo appare come forza primordiale legata al senso del limite, mentre in Erodoto è implicita nel dialogo tra Solone e Creso, a indicare l’instabilità della fortuna umana. Il suo culto era diffuso, soprattutto a Ramnunte, dove una statua a lei dedicata simboleggiava la punizione della superbia persiana.  Nemesi colpisce infatti chi eccede: ricchezza, potere o successo diventano colpa quando si trasformano in arroganza. Oggi il termine è ridotto a “nemico personale”, perdendo il sign...

Le massime di Marco Aurelio

 Per essere felici Ἐὰν τὸ παρὸν ἐνεργῇς ἑπόμενος τῷ ὀρθῷ λόγῳ, ἐσπουδασμένως, ἐρρωμένως, εὐμενῶς, καὶ μηδὲν ‹παρίῃς› παρεμπόρευμα, ἀλλὰ τὸν ἑαυτοῦ δαίμονα καθαρὸν ἑστῶτα τηρῇς, ὡς εἰ καὶ ἤδη ἀποδοῦναι δέοι· ἐὰν τοῦτο συνάπτῃς μηδὲν περιμένων μηδὲ φεύγων, ἀλλὰ τῇ παρούσῃ κατὰ φύσιν ἐνεργείᾳ καὶ τῇ ὧν λέγεις καὶ φθέγγῃ ἡρωικῇ ἀληθείᾳ ἀρκούμενος, εὐζωήσεις. ἔστι δὲ οὐδεὶς ὁ τοῦτο κωλῦσαι δυνάμενος.(Marco Aurelio, III,12) Se compi le azioni giornaliere seguendo la retta ragione, con determinazione, con energia, con cortesia, senza distrazioni, ma mantenendo il tuo demone sempre puro, quasi tu dovessi renderlo da un momento all'altro; se ti attieni a questo, senza aspettarti nulla e senza sottrarti a nulla, ma limitandoti ad agire sempre in sintonia con la natura e ad essere fermamente sincero in ogni tua parola, tu vivrai felice. E non c'è nessuno che possa impedirtelo.

Non prendiamoci troppo sul serio

 ὁ κόσμος σκηνή, ὁ βίος πάροδος· ἦλθες, εἶδες, ἀπῆλθες. Democrito, fr. 115 Traduzione Il cosmo (è) un palcoscenico, la vita (è) un passaggio: entri, guardi ed esci. ὁ κόσμος ἀλλοίωσις, ὁ βίος ὑπόληψις. Tratta dai Ricordi dell'imperatore-filosofo Marco Aurelio (Libro IV, 3) Traduzione Il cosmo (è) mutamento, la vita (è) opinione. Ciò che conta davvero è il nostro mondo interiore, non facciamoci distrarre dal mutevole mondo esteriore.

Cicerone preoccupato per la salute della figlia Tullia

      Tullius Terentiae suae s. d. In maximis meis doloribus excruciat me valetudo Tulliae nostrae. De qua nihil est, quod ad te plura scribam: tibi enim aeque magnae curae esse certo scio. Quod me propius vultis accedere, video ita esse faciendum. Etiam antea fecissem: sed me multa impedierunt, quae ne nunc quidem expedita sunt.    Sed a Pomponio expecto litteras, quas ad me quam primum perferendas cures velim. Da operam ut valeas.    (Litterae ad familiares, XIV, 19)  Traduzione Nei miei più grandi dolori mi tormenta profondamente la salute della nostra Tullia. Riguardo a lei non c’è motivo che io ti scriva più a lungo: infatti so con certezza che essa ti sta ugualmente a cuore.   Poiché desiderate che io mi avvicini di più, vedo che bisogna fare così. Lo avrei fatto anche prima; ma molte cose mi hanno impedito, e nemmeno ora sono ancora risolte. Tuttavia aspetto lettere da Pomponio, e vorrei che tu ti occupassi di farmele recapitare i...

L'attualità di Tucidide

κτῆμά τε ἐς αἰεὶ μᾶλλον ἢ ἀγώνισμα ἐς τὸ παραχρῆμα ἀκούειν ξύγκειται  (“La guerra del Peloponneso” I, 22). «[La mia opera] è stata composta come un possesso per l'eternità, piuttosto che come un pezzo di bravura da ascoltare sul momento». [...] ὡς τυραννίδα γὰρ ἤδη ἔχετε αὐτήν, ἣν λαβεῖν μὲν ἄδικον δοκεῖ εἶναι, ἀφεῖναι δὲ ἐπικίνδυνον.  (II, 63, 1-2) [...] infatti, possedete ormai l'impero come una tirannide, che da un lato si ritiene ingiusto aver conquistato, ma che d'altro lato sembra pericoloso abbandonare. Tucidide, Le Storie, a cura di Guido Tonini, UTET, 2014

Leopardi: Il Risorgimento

 Chi dalla grave, immemore Quiete or mi ridesta? Che virtù nova è questa, Questa che sento in me? Moti soavi, immagini, Palpiti, error beato, Per sempre a voi negato Questo mio cor non è? Siete pur voi quell’unica Luce de’ giorni miei? Gli affetti ch’io perdei Nella novella età? Se al ciel, s’ai verdi margini, Ovunque il guardo mira, Tutto un dolor mi spira, Tutto un piacer mi dà. Meco ritorna a vivere La piaggia, il bosco, il monte; Parla al mio core il fonte, Meco favella il mar. Chi mi ridona il piangere  Dopo cotanto obblio? E come al guardo mio Cangiato il mondo appar? Leopardi, Il Risorgimento