Tullius Terentiae suae s. d. In maximis meis doloribus excruciat me valetudo Tulliae nostrae. De qua nihil est, quod ad te plura scribam: tibi enim aeque magnae curae esse certo scio. Quod me propius vultis accedere, video ita esse faciendum. Etiam antea fecissem: sed me multa impedierunt, quae ne nunc quidem expedita sunt. Sed a Pomponio expecto litteras, quas ad me quam primum perferendas cures velim. Da operam ut valeas. (Litterae ad familiares, XIV, 19) Traduzione Nei miei più grandi dolori mi tormenta profondamente la salute della nostra Tullia. Riguardo a lei non c’è motivo che io ti scriva più a lungo: infatti so con certezza che essa ti sta ugualmente a cuore. Poiché desiderate che io mi avvicini di più, vedo che bisogna fare così. Lo avrei fatto anche prima; ma molte cose mi hanno impedito, e nemmeno ora sono ancora risolte. Tuttavia aspetto lettere da Pomponio, e vorrei che tu ti occupassi di farmele recapitare i...
κτῆμά τε ἐς αἰεὶ μᾶλλον ἢ ἀγώνισμα ἐς τὸ παραχρῆμα ἀκούειν ξύγκειται (“La guerra del Peloponneso” I, 22). «[La mia opera] è stata composta come un possesso per l'eternità, piuttosto che come un pezzo di bravura da ascoltare sul momento». [...] ὡς τυραννίδα γὰρ ἤδη ἔχετε αὐτήν, ἣν λαβεῖν μὲν ἄδικον δοκεῖ εἶναι, ἀφεῖναι δὲ ἐπικίνδυνον. (II, 63, 1-2) [...] infatti, possedete ormai l'impero come una tirannide, che da un lato si ritiene ingiusto aver conquistato, ma che d'altro lato sembra pericoloso abbandonare. Tucidide, Le Storie, a cura di Guido Tonini, UTET, 2014