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Visualizzazione dei post con l'etichetta letteratura italiana

L'amicizia nei Promessi sposi

 "Una delle più gran consolazioni di questa vita è l’amicizia; e una delle consolazioni dell’amicizia è quell’avere a cui confidare un segreto. Ora, gli amici non sono a due a due, come gli sposi; ognuno, generalmente parlando, ne ha più d’uno: il che forma una catena, di cui nessuno potrebbe trovar la fine. Quando dunque un amico si procura quella consolazione di deporre un segreto nel seno d’un altro, dà a costui la voglia di procurarsi la stessa consolazione anche lui. Lo prega, è vero, di non dir nulla a nessuno; e una tal condizione, chi la prendesse nel senso rigoroso delle parole, troncherebbe immediatamente il corso delle consolazioni. Ma la pratica generale ha voluto che obblighi soltanto a non confidare il segreto, se non a chi sia un amico ugualmente fidato, e imponendogli la stessa condizione. Così, d’amico fidato in amico fidato, il segreto gira e gira per quell’immensa catena, tanto che arriva all’orecchio di colui o di coloro a cui il primo che ha parlato intendeva ...

La lupa Verga

 La lupa, incipit  "Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna e pure non era più giovane; era pallida come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiavano. Al villaggio la chiamavano la Lupa perchè non era sazia giammai — di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell’andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter d’occhio, con le sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all’altare di Santa Agrippina. Per fortuna la Lupa non veniva mai in chiesa, nè a Pasqua, nè a Natale, nè per ascoltar messa, nè per confessarsi. — Padre Angiolino di Santa Maria di Gesù, un vero servo di Dio, aveva persa l’anima per lei. Maricchia, poveretta, buona e brava ragazza, piangeva di nascost...

Godi, fanciullo mio...

"Godi, fanciullo mio..." è una espressione tratta da uno dei più celebri componimenti di Leopardi: Il sabato del villaggio La donzelletta vien dalla campagna, In sul calar del sole, Col suo fascio dell’erba; e reca in mano Un mazzolin di rose e di viole, Onde, siccome suole, Ornare ella si appresta Dimani, al dì di festa, il petto e il crine. Siede con le vicine Su la scala a filar la vecchierella, Incontro là dove si perde il giorno; E novellando vien del suo buon tempo, Quando ai dì della festa ella si ornava, Ed ancor sana e snella Solea danzar la sera intra di quei Ch’ebbe compagni dell’età più bella. Già tutta l’aria imbruna, Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre Giù da’ colli e da’ tetti, Al biancheggiar della recente luna. Or la squilla dà segno Della festa che viene; Ed a quel suon diresti Che il cor si riconforta. I fanciulli gridando Su la piazzuola in frotta, E qua e là saltando, Fanno un lieto romore: E intanto riede alla sua parca mensa, Fischiando, il zappat...

Pascoli X Agosto

 X Agosto  La data del 10 Agosto segnò l'evento più tragico della vita di Pascoli: l'assassinio dell'amato papà, i cui sicari non vennero mai consegnati alla giustizia. Testo: San Lorenzo, io lo so perché tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perché sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla. Ritornava una rondine al tetto: l’uccisero: cadde tra spini: ella aveva nel becco un insetto: la cena de’ suoi rondinini. Ora è là, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e il suo nido è nell’ombra, che attende, che pigola sempre più piano. Anche un uomo tornava al suo nido: l’uccisero: disse: Perdono; e restò negli aperti occhi un grido: portava due bambole in dono… Ora là, nella casa romita, lo aspettano, aspettano in vano: egli immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano. E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale, oh! d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male! Giovanni Pascoli

"È uno de' vantaggi di questo mondo, quello di poter odiare ed esser odiati, senza conoscersi."

Alessandro Manzoni " Vide Lodovico spuntar da lontano un signor tale, arrogante e soverchiatore di professione, col quale non aveva mai parlato in vita sua, ma che gli era cordiale nemico, e al quale rendeva, pur di cuore, il contraccambio: giacché è uno de' vantaggi di questo mondo, quello di poter odiare ed esser odiati, senza conoscersi. Costui, seguito da quattro bravi, s'avanzava diritto, con passo superbo, con la testa alta, con la bocca composta all'alterigia e allo sprezzo. Tutt'e due camminavan rasente al muro; ma Lodovico (notate bene) lo strisciava col lato destro; e ciò, secondo una consuetudine, gli dava il diritto (dove mai si va a ficcare il diritto!) di non istaccarsi dal detto muro, per dar passo a chi si fosse; cosa della quale allora si faceva gran caso. L'altro pretendeva, all'opposto, che quel diritto competesse a lui, come a nobile, e che a Lodovico toccasse d'andar nel mezzo; e ciò in forza d'un'altra consuetudine ......

VITA DI ALESSANDRO MANZONI

  TAPPE SALIENTI DELLA VITA DI ALESSANDRO MANZONI Alessandro Manzoni è uno dei più importanti scrittori italiani dell'Ottocento ed è noto principalmente per il suo capolavoro, " I Promessi Sposi ". La sua vita e la sua produzione letteraria possono essere suddivise in diverse tappe fondamentali: la sua giovinezza, la conversione religiosa, la scrittura de "I Promessi Sposi" e il suo successo, oltre alla produzione di opere religiose e alla sua influenza duratura sulla letteratura italiana. 1.       La sua famiglia : Alessandro Manzoni è nato il 7 marzo 1785 a Milano, all'interno di una famiglia aristocratica: sua madre, Giulia , è figlia di Cesare Beccaria , un illustre giurista illuminista italiano, che scrisse l’opera Dei delitti e delle pene, in cui si batteva contro la tortura e il maltrattamento dei sospettati di un crimine e dei carcerati. 2.       Istruzione : Manzoni ha ricevuto un'eccellente educazione e ha stud...

Testo argomentativo Evelina Santangelo ACCOGLIERE

Temi di CITTADINANZA: “Accogliere” di Evelina Santangelo Oggi più che mai sento quanto avesse ragione la Bachmann quando diceva «Non date ai vostri pensieri un unico fondamento, potrebbe essere pericoloso». Bisogna dare moltissimi fondamenti ai propri pensieri per scardinare pregiudizi, visioni sclerotizzate, superare distanze dettate dall'incomprensione, e accogliere prima di tutto questo mondo in cui viviamo, dove i destini dell’umanità, le lingue e le culture si stanno intrecciando in modo inestricabile, o comunque si ritrovano a vivere una prossimità come mai forse era accaduto prima. Ciò che oggi ci è straniero è prima di tutto questo tempo, che fatichiamo a decifrare, e dunque ad accogliere. È scomodissimo dare più fondamenti al proprio pensiero. Bisogna mettere in discussione certezze su cui si è edificata la propria vita e quella della collettività in cui siamo cresciuti. Per farlo bisogna compiere un gesto difficile: mettersi in ascolto. È stato ascoltando un fil...

La madre di Cecilia

da "I promessi sposi " di Alessandro Manzoni Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se ...

Vita Nuova di Dante: sintesi e superamento della poesia del tempo

La Vita Nuova (Vita Nova) di Dante è un prosimetro cioè un testo misto di prosa e versi. Il titolo dell'opera "Vita Nuova" richiama la "nuova vita" che Dante vive grazie all'amore che lo lega a Beatrice e all'effetto che questo amore ha avuto su di lui e sulla sua poesia. Si tratta di una raccolta di circa 30 poesie, divise per capitoli, e catalogate in modo da raccontare tutta la storia d'amore tra Dante e Beatrice, dal primo incontro a 9 anni, al secondo incontro a 18 anni, al saluto, fino ad arrivare alla tragica morte della donna e alla crisi che Dante visse e riuscì a superare solo grazie alla filosofia. La Vita Nuova rappresenta la sintesi e il superamento da parte di Dante della poesia d’amore del suo tempo. Infatti, nelle prime poesie Dante era stato fortemente influenzato dai poeti cortesi, provenzali e siculo-toscani, tra cui Guittone d'Arezzo, soprattutto per quanto riguarda i temi e lo stile: la donna, il saluto, il servizio, la fed...

Paolo e Francesca

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona. Amor condusse noi ad una morte: Caina attende chi a vita ci spense». [Dante, Divina Commedia, Inferno, canto V, vv. 100-107] Dante, Paolo e Francesca