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Accuse del tribuno Gaio Memmio (Sallustio)


Giugurta viene convocato a Roma in senato
da Bellum Iughurtinum 33, 1-4

Altri titoli: Giugurta è convocato a Roma
Testo Latino
Igitur   Iugurtha   contra   decus   regium   cultu   quam   maxume miserabili cum Cassio Romam venit. Ac tametsi in ipso magna vis animi erat, confirmatus ab omnibus, quorum potentia aut scelere cuncta ea gesserat, quae supra diximus, C. Baebium tribunum plebis magna mercede parat, quoius ( = cuius) impudentia contra ius et iniurias omnis ( = omnes) munitus foretAt C. Memmius, advocata contione (ABLATIVO ASSOLUTO), quamquam regi infesta plebes erat et pars in vincula duci iubebat, pars, nisi socios sceleris sui aperiret, more maiorum de hoste supplicium sumi, dignitati quam irae magis consulens, sedabat motus et animos eorum molliebat, postremo confirmabat fidem publicam (salvacondotto) per sese inviolatam fore. Post, ubi silentium coepit, producto Iugurtha  (ABLATIVO ASSOLUTO), verba facit, Romae Numidiaeque facinora eius memorat, scelera in patrem fratresque ostenditQuibus iuvantibus quibusque ministris ea egerit, quamquam intellegat populus Romanus, tamen velle manufesta ( = manifesta) magis ex illo habere. Si verum aperiat, in fide et clementia populi Romani magna spes illi sita foresin reticeat, non sociis saluti fore, sed se suasque spes corrupturum.

da Bellum Iugurthinum, 33, 1-4

TRADUZIONE IN ITALIANO
Dunque, Giugurta giunse a Roma con Cassio in abito il più dimesso possibile, contro il decoro dei re. E sebbene avesse (lett. "in lui fosse") una grande forza d'animo, incoraggiato da tutti quelli per il cui potere o crimine aveva compiuto tutte quelle cose che abbiamo detto precedentemente (lett. "sopra"), con una grande ricompensa compra il tribuno della plebe Gaio Bebio, dalla cui impudenza fosse protetto contro la legge e contro tutte le ingiurie. Ma Gaio Memmio, convocata l'assemblea, nonostante la plebe fosse ostile al re e parte (di essa) ordinava che fosse arrestato (lett. "condotto alle catene"), parte (voleva) che, se non avesse smascherato i compagni (complici) del suo crimine, secondo l'usanza degli antenati, fosse punito (giustiziato) da nemico, avendo cura più della dignità che dell'ira, sedava i tumulti e calmava i loro animi e, in ultimo assicurava che per mezzo di lui stesso il salvacondotto non sarebbe stato violato. Poi, cominciò il silenzio, fatto entrare Giugurta, parla, ricorda i suoi crimini a Roma e in Numidia, descrive i delitti contro il padre ed i fratelli. (Aggiunge che) Il popolo romano sa chi (lo) ha aiutato e chi (sono stati) i (suoi) complici nel fare quelle cose, tuttavia vuole da lui prove più evidenti. Se rivelerà la verità, in lui sarà grande la speranza nella fede e nella clemenza del popolo romano; se tacerà, non sarà di salvezza ai complici, ma comprometterà se stesso e le sue speranze (di salvezza).


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