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LE ULTIME INVASIONI: SARACENI, UNGARI E NORMANNI


Tra il IX/X secolo ci furono numerose invasioni in Europa ad opera dei Musulmani (detti anche arabi o Saraceni) e degli Ungari. I Bizantini riuscirono a cacciare i Musulmani ma essi conquistarono la Sicilia. Gli Europei però avevano paura dei pirati Saraceni che saccheggiavano le navi e le città costiere. Gli Ungari (o Magiari) erano nomadi che attaccarono le città e i monasteri del nord Italia, della Germania e della Gallia ma che poi furono sconfitti dall'imperatore Ottone I e costretti a diventare cristiani.
I Normanni erano un popolo di navigatori anche detti Vichinghi che, partendo da Svezia, Norvegia e Danimarca, attraversando fiumi e mari si procuravano tutto ciò che gli serviva per vivere e soprattutto derubavano i monasteri, i villaggi e le città. Erano abili navigatori al punto che si spinsero fino a conquistare l’Europa Centrale, la Groenlandia e il Nord America.
I Normanni fondarono regni in Irlanda e in Normandia e poi fecero numerose spedizioni verso l’Italia Meridionale, dove Roberto il Guiscardo e Ruggero, figli di Tancredi d’Altavilla, erano diventati conti di Puglia e avevano costruito un forte regno. Il Papa Leone IX combatté contro di loro, ma fu sconfitto, e Roberto il Guiscardo ottenne dal nuovo Papa Niccolò II il titolo di duca di Puglia, di Calabria e di Sicilia. Sotto di lui e soprattutto grazie a suo fratello Ruggero, la Sicilia divenne il centro economico e culturale italiano più importante dell’epoca.
L’Inghilterra fu attaccata dal normanno Guglielmo il Conquistatore che introdusse il sistema feudale dopo aver sconfitto ad Hastings il re Aroldo.
Dalla Norvegia altri Normanni conquistarono l’Islanda e la Groenlandia, fondando la Vinlandia ("la terra del vino").
Dalla Svezia altri Normanni detti Rus conquistarono il territorio russo attraversando i fiumi Volga e Dniepr.

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TESTO GRECO   ῎Ανδρα μοι έννεπε, Μοῦσα, πολύτροπον, ὃς μάλα πολλὰ  πλάγχθη, ἐπεὶ Τροίης ἱερὸν πτολίεθρον ἔπερσε·  πολλῶν δ᾽ ἀνθρώπων ἴδεν ἄστεα καὶ νόον ἔγνω,  πολλὰ δ᾽ ὁ γ᾽ ἐν πόντῳ πάθεν ἄλγεα ὃν κατὰ θυμόν,  5 ἀρνύμενος ἦν τε ψυχὴν καὶ νόστον ἑταίρων. ἀλλ᾽ οὐδ᾽ ὡς ἑτάρους ἐρρύσατο, ἱέμενός περ  αὐτῶν γὰρ σφετέρῃσιν ἀτασθαλίῃσιν ὄλοντο,  νήπιοι, οἱ κατὰ βοῦς Ὑπερίονος ᾿Ηελίοιο  ἤσθιον· αὐτὰρ ὁ τοῖσιν ἀφείλετο νόστιμον ἦμαρ. 10 τῶν ἁμόθεν γε, θεά, θύγατερ Διός, εἰπὲ καὶ ἡμῖν. ἔνθ᾽ ἄλλοι μὲν πάντες, ὅσοι φύγον αἰπὺν ὄλεθρον,  οἴκοι ἔσαν, πόλεμόν τε πεφευγότες ἠδὲ θάλασσαν·  τὸν δ' οἷον, νόστου κεχρημένον ἠδὲ γυναικός,  νύμφη πότνι᾽ ἔρυκε Καλυψώ, δῖα θεάων, 15 ἐν σπέεσι γλαφυροῖσι, λιλαιομένη πόσιν εἶναι.  ἀλλ᾿ ὅτε δὴ ἔτος ἦλθε περιπλομένων ἐνιαυτῶν,  τῷ οἱ ἐπεκλώσαντο θεοὶ οἰκόνδε νέεσθαι  εἰς Ἰθάκην, οὐδ᾽ ἔνθα πεφυγμένος ἦεν ἀέθλων  καὶ μετὰ οἶσι φίλοισι· θεοὶ δ᾽ ἐλέαιρον ἅπαντες 20 νόσφι Ποσειδάωνος· ὁ δ᾽ ἀσπερ...

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