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Massime di Pindaro


  • Pindaro: γένοι' οίος έσσί μαθών (Diventa ciò che hai appreso di essere)
In verde i participi, in giallo gli altri tempi verbali, sottolineati i genitivi assoluti


Corinna un giorno rimproverò Pindaro, ancora giovane, poiché faceva un uso smodato della sua eloquenza (λογιστης) e non mostrava devozione nei confronti delle Muse, scegliendo spudoratamente di non inserire il mito nelli suoi componimenti poetici. Secondo lei, infatti, le figure retoriche, i canti e i ritmi non erano altro che semplici ornamenti del discorso poetico, mentre la vera essenza della poesia risiedeva nel mito.
 Pindaro, allora, si sarebbe dedicato con impegno alla stesura del suo esordio poetico (fr. 29 Schr.):


Ισμηνὸν ἢ χρυσαλάκατον Μελίαν, Η Κάδμον, ἢ
 σπαρτῶν ἱερὸν γένος ἀνδρῶν, ἢ τὰν κυανάμπυκα
Θήβαν, ἢ τὸ πάντολμον σθένος Ηρακλέος, ἢ τὰν
Διωνύσου πολυγαθέα τιμάν, ἢ γάμον λευκωλένου
᾿Αρμονίας ὑμνήσομεν.


Ismenone, la Melia dai capelli d'oro, Cadmone, lo
 spartano genere sacro degli uomini, quando il nero

 azzurro dei Tebani, l'onnipotente vigore di Ercole,

quando si onora la poligamia di Dioniso, si loda il

matrimonio di Armonia dai capelli bianchi.

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