Mentre gli preparavano la cicuta, Socrate si esercitava al flauto.
Gli chiesero:
"Maestro, ma a cosa ti serve tutto questo?"
Rispose:
"Ad imparare qualche nuova melodia prima di morire".
Poi Socrate continuò:
"Gli uomini calunniano i cigni, solo perché hanno paura della morte. Vale a dire, calunniano la conoscenza scegliendo di vivere nell'inconsapevolezza, ma in ultima analisi calunniano la "dolorosa bellezza" e la persuasione dell'attimo. Calunniano il cigno che è in loro".
Ὦ Κρίτων , τῷ Ἀσκληπιῷ ὀφείλομεν ἀλεκτρύονα. ἀλλὰ ἀπόδοτε καὶ μὴ ἀμελήσητε.
Platone, Fedone 118a
"Critone, dobbiamo a Asclepio un gallo; sacrificateglielo, non scordatevene.”
Sono le ultime parole di Socrate all’amico Critone, quando fu condannato a bere la cicuta.
Ad Atene, si sacrificava un gallo ad Asclepio (Esculapio per i latini), il dio della medicina, quando si guariva da una malattia.
La morte arrivava per Socrate come una liberazione, sebbene Critone avesse tentato di convincerlo a fuggire.
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