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Cleobi e Bitone

 Museo Archeologico di Delfi. 

Nella sala dei Kouroi sono esposti i gemelli di Argo, tra gli ex voto scultorei più antichi del santuario. Le due statue colossali alte circa 2 metri dei fratelli mortali argivi, Cleobi e Bitone (in greco Κλέοβις e Βίτων) che furono glorificati per il loro valore, come riportato dallo storiografo greco Erodoto nel I libro delle sue “Storie”: 

"e le donne argive benedissero la loro madre per aver avuto tali figliErodoto (A, 31). 

I due giovani, secondo il "padre della Storia", furono onorati dagli abitanti di Argo con la dedica delle loro statue al santuario di Delfi, grazie al loro sacrificio di trainare il carro della madre che era una sacerdotessa di Era, poiché non c'erano buoi disponibili, e portarla ad una cerimonia. La madre, commossa per tanta devozione mostrata, pregò la dea di elargire ai figli il dono più grande che si potesse dare a dei comuni mortali; la dea allora li fece cadere entrambi in un sonno piacevole ed eterno. L'iscrizione sul piedistallo delle statue si riferisce anche alle ultime lettere del nome dello scultore, Polimede di Argo. 

I robusti torsi dei giovani con le lunghe ciocche di capelli che circondano il volto, la fronte pesante e le forti braccia piegate risalgono al 580 a.C., il primo periodo arcaico, che a Delfi raggiungerà il suo apice. Questo periodo è particolarmente importante per lo sviluppo storico dell'oracolo delfico, perché è associato alla fine della Prima Guerra Sacra, all'indipendenza della città di Delfi dalla vicina Kirra, e alla riorganizzazione dei giochi pitici con l'aggiunta di eventi atletici. 



Vi riporto il brano, attribuito allo storico Erodoto, sui due giovani di Argo: 

"Solone, ritenuto il più saggio degli ateniesi, dopo aver visitato molti luoghi, giunse a Sardi, regno di Creso. 
Costui fu felice di accogliere come ospite il famoso straniero e a mostrare a quest'ultimo le enormi ricchezze che possedeva. 
Poi con una punta di malizia chiese al saggio: "Tu che hai viaggiato tanto, chi pensi che sia l'uomo più ricco e più felice della terra ?". 
Senza alcuna esitazione Solone rispose: 
"Cleobi e Bitone ". 
Deluso e contrariato per la risposta ( infatti si aspettava che dicesse che fosse lui), il re chiese come mai e l'ospite proseguì dicendo che Cleobi e Bitone, entrambi di Argo, vincitori in molte gare di atletica si resero protagonisti di un grande gesto. 
Celebrandosi in quel tempo la festa in onore della dea Era, la madre dei due forti e robusti giovani aveva necessità di andare al tempio di Era e compiervi sacrifici in onore della dea stessa. 
Ma i buoi erano lontano nei campi e la donna non faceva in tempo ad arrivare all'ora giusta per la cerimonia. 
I due giovani non si persero d'animo: preparato il carro e fattovi salire sopra la madre si misero essi stessi al posto dei buoi e a trascinare il carro. Dopo aver percorso 45 stadi i due arrivarono al tempio stanchi e sfiniti al punto che caddero in un sonno profondo dal quale non si svegliarono più. 
La vicenda fu seguita da tutta la gente di Argo e suscitò grande clamore e alla madre furono tributati grandi onori, non solo, ma in onore dei giovani furono erette due grandi statue.
Finito il racconto il re Creso, preso in contropiede, allontanò l'illustre ospite non più gradito.

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