Nella Lettere morali a Lucilio Seneca, filosofo stoico romano, afferma
"Nihil tamen aeque proderit quam quiescere et minimum cum aliis loqui, plurimum secum
(Sen. Ep. 105, 6)".
Seneca sottolinea l'importanza della quiete e della riflessione interiore per il benessere personale.
Traduzione
Nulla tuttavia gioverà ugualmente quanto il riposare e il parlare pochissimo con gli altri, moltissimo con se stessi.
Ancora, in un'altra sua opera aggiunge:
Multum et in se recedendum est: conversatio enim dissimilium bene composita disturbat et renovat affectus et quicquid imbecillum in animo nec percuratum est exulcerat. Miscenda tamen ista et alternanda sunt, solitudo et frequentia. Illa nobis faciet hominum desiderium, haec nostri, et erit altera alterius remedium: odium turbae sanabit solitudo, taedium solitudinis turba.
« È importante sapersi ritirare in se stessi: un eccessivo contatto con gli altri, spesso così dissimili da noi, disturba il nostro ordine interiore, riaccende passioni assopite, inasprisce tutto ciò che nell’animo vi è di debole o di non ancora perfettamente guarito. Vanno opportunamente alternate le due dimensioni della solitudine e della socialità: la prima ci fa farà provare nostalgia dei nostri simili, l’altra di noi stessi; in questo modo, l’una sarà proficuo rimedio dell’altra. La solitudine guarirà l’avversione alla folla, la folla cancellerà il tedio della solitudine».
Lucio Anneo Seneca, “De tranquillitate animi”, Caput XVII; la traduzione in italiano è di Silvio Ruffo.
Il “De tranquillitate animi” di Seneca è un’opera filosofica che esplora il tema della serenità interiore e dell’equilibrio dell’animo. Seneca, attraverso un dialogo con il suo amico Sereno, discute come raggiungere uno stato di tranquillità nonostante le difficoltà della vita.
Seneca suggerisce di trovare la pace interiore attraverso la riflessione filosofica.
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