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La colorazione di Gram

 Hans Christian Joachim Gram (1853-1938) iniziò i suoi studi universitari in botanica presso l’Università di Copenaghen. 

Solo in seguito si iscrisse alla Facoltà di Medicina, nel 1878, conseguendo la laurea nel 1883.

Il metodo di colorazione che oggi porta il suo nome fu messo a punto mentre lavorava nell’obitorio dell’ospedale cittadino di Berlino, tra il 1883 e il 1884. 

Gram non concepì inizialmente questa tecnica per classificare i batteri in gruppi differenti, ma soprattutto per renderli più facilmente visibili al microscopio.

 Pubblicò la descrizione del metodo nel marzo 1884, appena quattro mesi dopo averlo elaborato, e nella breve comunicazione segnalò che il bacillo del tifo non tratteneva il colore.

Che cosa aveva osservato esattamente? 

Studiando campioni di tessuto polmonare di pazienti morti per polmonite, Gram si accorse che, seguendo una precisa sequenza di passaggi, alcuni coloranti venivano fissati in modo selettivo da certi tipi di batteri. 

Per prima cosa depositò sul vetrino una soluzione di violetto di genziana. Dopo un risciacquo con acqua, aggiunse la soluzione di Lugol e infine utilizzò etanolo per eliminare il colorante in eccesso.

Al termine di questa procedura, alcuni batteri, come i pneumococchi, risultavano ancora intensamente colorati (furono poi denominati gram-positivi), mentre altre specie perdevano la colorazione a causa dell’azione dell’alcol (gram-negativi).

Va ricordato che Gram, nella sua versione originaria della tecnica, non prevedeva alcuna colorazione di contrasto. 

Fu solo qualche anno più tardi che il patologo tedesco Carl Weigert (1845-1904), attivo a Francoforte, introdusse un’ulteriore fase con un colorante di controstaining, la safranina. Gram, tuttavia, non adottò mai personalmente questo colorante rosso per mettere in evidenza i batteri gram-negativi.

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