Ovidio Metamorfosi Filemone e Bauci

 Filemone e Bauci


(Ovidio, Metamorfosi, VIII, 618-724)


Immensa davvero e senza fine è la potenza del cielo e tutto quello che vogliono gli dei sempre si compie. E perché tu non dubiti, c'è ancora sui colli della Frigia una quercia con accanto un tiglio e attorno un muretto: io stesso l'ho visto coi miei occhi quando Pitteo mi mandò nei campi che furono un tempo di suo padre Pelope.


Non lontano da lì c'è uno stagno, un tempo terra abitabile, ma ora pieno di smerghi e di folaghe palustri. Qui venne Giove, con aspetto umano, e con lui venne Mercurio col suo caduceo, ma senza le sue ali. A mille porte bussarono, chiedendo dove poter un poco riposare, ma mille porte si chiusero. Una casa soltanto li accolse, piccola e con un tetto di paglia e di canne palustri. Era la casa di Bauci, pia vecchietta, e di Filemone, della stessa età, e in quella casa erano vissuti insieme ed erano invecchiati, alleviando la loro povertà senza mai nasconderla e vivendola sempre con serenità. Inutile chiedersi chi era in quella casa padrone e chi servitore: sono loro due assieme tutta la famiglia e tutti e due comandano e si danno da fare.


Cosi, quando i due dei misero piedi in quella casetta e, per entrare da una porta bassa, dovettero chinare la testa, il vecchio li invitò a sedere su una panca che con premura Bauci copri con un ruvido panno,

Poi smosse nel focolare la cenere ancora calda e prese a ravvivare il fuoco del giorno prima con foglie e con corteccia secca e col suo debole fiato riavviva la fiamma. Poi da un soppalco prese rami tagliati a pezzi e rametti secchi che sminuzzò e aggiunse al fuoco sotto un pentolino di bronzo. Tolse, quindi, le foglie alle verdure che il suo Filemone aveva raccolto nell'orticello irriguo, mentre lui con un forcone a due punte stacca una spalla affumicata di maiale appesa a una trave nera e da tempo messa da parte. Ne taglia un pezzetto e lo mette a cuocere nell'acqua che bolle. Intanto ingannano il tempo parlando, in modo che non pesi l'attesa. C'era li un catino di faggio, appeso ad un chiodo per il manico ricurvo e con questo, riempito d'acqua tiepida, si lavano e si ristorano i piedi agli ospiti. Sopra un letto, coi piedi e le sponde di salice, c'era un materasso pieno di morbida erba e quella morbida erba di fiume cominciano a scuoterla e poi su quel giaciglio stendono una coperta che solo nei giorni di festa usavano mettere. Anche questa, però, era misera e vecchia come quel letto di salice! Gli dei si sedettero e la vecchina, con la veste un poco in disordine e con leggero tremolio, apparecchia la tavola, che aveva più corto uno del tre piedi. Pareggiò il piede con un coccio infilato di sotto e poi il piano fu pulito con ciuffi di verde menta.

Si offrono noci, fichi secchi e datteri rugosi e prugne e, in larghi canestri, mele profumate e poi ancora dell' uva colta da tralci dal colore di porpora. Non manca al centro un po' di candido miele. Ma quel che s'avverte di più è tanta bontà e tanta voglia di volersi bene.

Ma intanto vedono che il boccale, man mano che si vuota, da solo torna a riempirsi di vino.

Quel fatto li colpi e furono presi da paura. Subito, levando in alto le mani, Bauci e il timido Filemone cominciano a pregare e chiedono perdono agli dei per quel cibo modesto e tanto umilmente servito. C'era, a guardia di quella casetta, una sola oca e i padroni erano pronti a sacrificarla per gli ospiti,

ma l'oca scappa veloce, battendo le ali, e sfianca i due deboli vecchi, facendosi a lungo inseguire. Alla fine sembrò che andasse a fermarsi proprio vicino agli dei, che non vollero che la si uccidesse. "Si siamo dei" -dissero-" e gli empi vostri vicini avranno il meritato castigo, mentre voi nessun danno

avrete a subire. Ora lasciate la vostra casa, seguite

i nostri passi e venite con noi in cima al monte".

I due vecchi obbediscono e arrancano dietro gli dèi,

appoggiati al bastone e con le loro deboli forze

avanzando con fatica per il lungo e ripido sentiero.

Per glungere in cima mancava ancora quel tanto

che può coprire un tiro di freccia, quando volsero

indietro gli occhi e videro che tutto era coperto da una immensa palude; tutto tranne la loro casetta.


E mentre guardano stupiti e piangono la sorte dei loro vicini, vedono che quella vecchia capanna, piccola anche solo per i due padroni, è diventata un tempio: al posto del pali ci sono colonne, tutto il tetto sembra avere il colore dell'oro, le porte sono cesellate e il suolo appare tutto quanto coperto di marmo.


Allora il figlio di Saturno rivolse a loro queste dolci parole: " Tu vecchio saggio e tu sua degna consorte ditemi pure cosa desiderate." Al che Filemone scambiò con Bauci poche parole e agli dei espose cosa tutti e due volevano ottenere. "Chiediamo di essere vostri sacerdoti e custodi del vostro tempio e, siccome per tanti anni tutto abbiamo sempre condiviso, vorremmo che la nostra vita finisca nello stesso momento ed io non debba vedere la tomba di mia moglie né che lei debba darsi pensiero del mio funerale."


E proprio questo avvenne: furono custodi del tempio finché furono in vita e poi un giorno, mentre, ormai sfiniti dagli anni, stavano sui gradini del tempio e narravano quel che là era accaduto, Bauci vide Filemone...coprirsi di fronde e Il vecchio Filemone vide Bauci sempre più essere avvolta dalle fronde !


E mentre... sui loro volti più alte si facevano le cime delle fronde,...finché poterono continuarono a dirsi

I' un l'altro: "Addio amore ", mentre i volti di entrambi pian piano andavano scomparendo in un tronco di legno. Ancora oggi la gente di Tinia mostra... l'uno vicino all' altro... i due tronchi che furono un tempo due corpi. Questo mi fu narrato da anziani del luogo, sinceri di certo, né c'era motivo perché non lo fossero, ed io stesso ho visto ghirlande appese ai rami e volli anch'io aggiungerne alcune, dicendo: "Chi è caro agli dei un dio diventi e chi li onora sia onorato".

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