"ὦ πόποι, οἷον δή νυ θεούς βροτοὶ αἰτιόωνται. ἐξ ἡμέων γάρ φασι κάκ' ἔμμεναι· οἱ δὲ καὶ αὐτοὶ σφῆσιν ἀτασθαλίησιν ὑπὲρ μόρον ἄλγε' ἔχουσιν, 35ὡς καὶ νῦν Αἴγισθος ὑπὲρ μόρον Ἀτρεΐδαο γῆμ' ἄλοχον μνηστήν, τὸν δ' ἔκτανε νοστήσαντα, εἰδὼς αἰπὺν ὄλεθρον, ἐπεὶ πρό οἱ εἴπομεν ἡμεῖς, Ἑρμείαν πέμψαντες, ἐΰσκοπον Ἀργεϊφόντην, μήτ' αὐτὸν κτείνειν μήτε μνάασθαι ἄκοιτιν·
40ἐκ γὰρ Ὀρέσταο τίσις ἔσσεται Ἀτρεΐδαο, ὁππότ' ἂν ἡβήση τε καὶ ἧς ἱμείρεται αἴης.
ὡς ἔφαθ' Ἑρμείας, ἀλλ' οὐ φρένας Αἰγίσθοιο πεῖθ' ἀγαθὰ φρονέων· νῦν δ' ἁθρόα πάντ' ἀπέτεισε
"Ahimè, quanto sono pronti i mortali a incolpare gli dèi. Dicono, infatti, che da noi vengono i mali, ma loro stessi, per la loro cieca follia, hanno dolori contro il loro destino. Così come ora Egisto, contro il suo destino, prese per sé la legittima sposa dell’Atride e lo uccise al suo ritorno, sebbene conoscesse bene la repentina fine, visto che noi gli avevamo parlato prima, inviando Ermes, il perspicace, affinché non uccidesse né corteggiasse la moglie; poiché da Oreste verrà vendetta per il figlio di Atreo quando diventerà adulto e desidererà la propria terra. Così parlò Ermes, ma, pur pensando per il bene, non convinse il cuore di Egisto; e ora questi ha scontato fino in fondo la colpa."
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