Elena, la donna bellissima, la rovina, l’enigma
Pochi personaggi della letteratura sono così complessi e detestati quanto Elena,
Ἀργείην Ἑλένην, ἧς εἵνεκα πολλοὶ Ἀχαιῶν
ἐν Τροίῃ ἀπόλοντο φίλης ἀπὸ πατρίδος αἴης·
Elena Argiva, a causa della quale molti Achei
a Troia perirono, lontani dalla cara patria
(Iliade II, 161-162).
Elena la cagna, come lei stessa si definisce, fonte di pena per Ettore valoroso (Iliade, VI, 356) e, assieme alla sorella Clitemnestra, rovina per gli Atridi perseguitati da trame di donne
γυναικείας διὰ βουλὰς (Odissea XI 438).
Affascinante, ammaliante, contraddittoria. Consapevole del suo nefasto potere sugli uomini, potere che però non ha scelto lei di esercitare. Colpevole e sola, disprezzata dalle donne Troiane. Così si sfoga con Priamo:
ὡς ὄφελεν θάνατός μοι ἁδεῖν κακὸς ὁππότε δεῦρο
υἱέϊ σῷ ἑπόμην θάλαμον γνωτούς τε λιποῦσα
παῖδά τε τηλυγέτην καὶ ὁμηλικίην ἐρατεινήν.
ἀλλὰ τά γ' οὐκ ἐγένοντο· τὸ καὶ κλαίουσα τέτηκα (Iliade III, 173-176)
Oh se mi fosse piaciuta morte crudele, quando qui
il figlio tuo seguii, lasciando talamo e amici,
e la figlioletta tenera, e le compagne amabili …
Ma non avvenne così, perciò mi struggo a piangere [Traduzione Rosa Calzecchi Onesti]
I vecchi di Troia sono ammaliati dalla sua straordinaria, divina, rovinosa bellezza, e al tempo stesso la temono
οὐ νέμεσις Τρῶας καὶ ἐϋκνήμιδας Ἀχαιοὺς
τοιῇδ' ἀμφὶ γυναικὶ πολὺν χρόνον ἄλγεα πάσχειν·
αἰνῶς ἀθανάτῃσι θεῇς εἰς ὦπα ἔοικεν·
ἀλλὰ καὶ ὧς τοίη περ ἐοῦσ' ἐν νηυσὶ νεέσθω,
μηδ' ἡμῖν τεκέεσσί τ' ὀπίσσω πῆμα λίποιτο. (Iliade, III, 156-160)
Non è vergogna che i Teucri e gli Achei schinieri robusti,
per una donna simile soffrano a lungo dolori:
terribilmente, a vederla, somiglia alle dee immortali!
Ma pur così, pur essendo sì bella, vada via sulle navi,
non ce la lascino qui, danno per noi e pei figli anche dopo [Traduzione Rosa Calzecchi Onesti]
Il solo Priamo, vecchio e saggio, sembra dimostrarle un po’ di paterno affetto, facendola sedere accanto a sé, chiamandola figlia mia, dicendole parole di umana comprensione. E compassione, in quanto vittima anch’essa degli Dei, e di un destino che non si è scelta
οὔ τί μοι αἰτίη ἐσσί, θεοί νύ μοι αἴτιοί εἰσιν
οἵ μοι ἐφώρμησαν πόλεμον πολύδακρυν Ἀχαιῶν· (Iliade, III, 164-165)
Non certo tu sei colpevole davanti a me, gli dei sono colpevoli,
essi mi hanno mosso contro la triste guerra dei Danai [Traduzione Rosa Calzecchi Onesti]
Anche i Lirici hanno cantato il personaggio di Elena, con sensibilità diverse.
Senza appello è la condanna di Alceo per Elena la lussuriosa, la fedifraga, che, in nome della sua insana passione, del suo amore folle, abbandona casa, marito e figlia, per seguire un traditore dei sacri vincoli dell’ospitalità, e portare rovina e morte alla sua gente.
καιν[.]ων.υν̣[ ]ν[
ωνενον̣.π̣π̣.[ ]
κἀλένας ἐν στήθ[ε]σιν [ἐ]πτ[όαισε
θῦμον Ἀργείας Τροΐω δ’[ὑπ] ἄν[δρος
ἐκμάνεισα ξ[ε.]ναπάτα πι π[όντον
ἔσπετο νᾶϊ,
παῖδά τ' ἐν δόμ[ο]ισι λίποισ’[ἔρημαν
κἄνδρος εὔσ̣τρ̣ω̣τον̣ [λ]έχος ἄ[λλα Κύπρις
πεῖθ' ἔρωι θῦμο[ν παράγοισα Λήδας
[παῖ]δα Δ[ίο]ς τε
[ ]πιε..μανι[
[τῶν κ]ασιγνήτων πόλεα[ς μέλαινα
[γαῖ] έχει Τρώων πεδίω δ[άμεντας
ἔν]νεκα κήνας,
πόλ]λα δ' ἄρματ' ἐν κονίαισι[
[ἤρι]πεν, πό[λ]λοι δ' ἐλίκωπε[ς ἄνδρες
[ὔπτι]οι στ[εί]βοντο φόνῳ δ’[ἔχαιρε
[δῖος] Ἀχί[λλ]ευς· (frammento 283)
e nel petto di Elena argiva sconvolse
il cuore. E fu delirio per l’uomo di Troia,
traditore di chi lo ospitava,
lo seguì per mare, unita sulla nave,
abbandonando in casa la figlia desolata
e il talamo ben preparato del marito.
Ma la dea di Cipro fu seduzione che innamora il cuore
della figlia di Leda
e di Zeus
e la terra nera quanti fratelli tiene,
uccisi, nella piana di Troia
per colpa sua
e molti carri furono abbattuti nella polvere
e molti guerrieri dai guizzanti sguardi
calpestati, e dell’uccisione godeva
il divino Achille
e
ὠς λόγος κάκων ἄ[χος ἔννεκ' ἔργων
Περράμωι καὶ παῖσ[ὶ ποτ', Ὠλεν', ἤλθεν
ἐκ σέθεν πίκρον, π[ρι δ'ὤλεσε Ζεῦς
Ἴλιον ἴραν.
[...]
οἰ δ' ἀπώλοντ' ἀμφ' Ἐ[λέναι Φρύγες τε
καὶ πόλις αὔτων. (frammento 42)
Ecco il mito: per i tuoi bassi atti una rovina
atroce calò su Priamo e sui figli, Elena cara.
Tu, fosti radice. Zeus disfece con il fuoco
Ilio la sacra.
[…]
Furono schiacciati, per Elena, i Troiani,
loro e la città di Troia [Traduzione Ezio Savino]
Diversa è la visione che di Elena ha Saffo, più vicina alla umana saggezza di Priamo.
Per Saffo la cosa più bella sulla terra è ciò che si ama, ed Elena non può far altro che abbandonarsi completamente all’amore e seguire il bell’Alessandro, dimenticando tutti gli altri suoi affetti più cari. Pur con i problemi interpretativi che pone questo martoriato frammento, Elena, la donna più bella, sembra essere al tempo stesso vittima e testimone della potenza di Afrodite, a cui non può che piegarsi, anche contro la sua volontà. Non è la donna descritta da Alceo, resa folle dalla passione, trascinata dal seduttore; è una donna vittima di Afrodite, ma comunque soggetto attivo dell’azione: non segue Paride, che nel frammento non è neppure nominato, ma se ne va per mare.
[...]
ἀ γὰρ πόλυ περσκέθοισα
κά]λος [ἀνθ]ρώπων Ἐλένα [τὸ]ν ἄνδρα
τὸν [πανάρ]ιστον
καλλ[ίποι]σ’ ἔβα ‘ς Τροΐαν πλέοι[σα
κωὐδ[ὲ πα]ῖδος οὐδὲ φίλων το[κ]ήων
πά[μπαν] ἐμνάσθη, ἀλλὰ παράγαγ’ αὔταν
[κω]ὺ[δ'ἐθέλοι]σαν
Κύπρις ἄγν]αμπτον γὰρ [ἔχει] νόημμα
[καὶ] τέλει κούφως τ[ὸ κέ ποι] νοήσῃ (frammento 16)
Elena, la stella, la bella
oltre l’umano, il suo uomo, l’eroe sublime,
abbandonò e a Troia se andò per mare.
E non si ricordò più della figlia, del padre e della madre:
la dea di Cipro la sedusse,
e lei non lo voleva
Cipride ha un inflessibile pensiero
e compie agevolmente quel che pensa.
[κω]ὺ[δ'ἐθέλοι]σαν integra il testo Ezio Savino: come Odisseo, prigioniero di Calipso οὐκ ἐθέλων ἐθελούσῃ (Odissea, V, 155)
Nel IV libro dell'Odissea, parte della Telemachia, Elena e Menelao regnano pacificamente su Sparta e, durante il banchetto per Telemaco, raccontano episodi della guerra di Troia, come l'episodio del cavallo di Troia. Elena riconosce il figlio di Odisseo e i due sposi evocano il passato, simboleggiando la loro riconciliazione dopo le vicissitudini troiane.
Euripide nelle Troiane
Nelle Troiane (415 a.C.), Euripide mette in scena un acceso confronto tra Elena ed Ecuba, un "agone giudiziario" che assegna le responsabilità della guerra. Elena si difende invocando il giudizio di Paride e Afrodite, ma Ecuba la accusa di aver ceduto al lusso e all'adulterio, rivelandone la colpa.
Palinodia di Stesicoro
Stesicoro compose la Palinodia per ritrattare un poema precedente (Elena), in cui aveva colpevolizzato la donna: colpito da cecità divina (secondo la leggenda), affermò che Elena non andò mai a Troia, sostituita da un simulacro. Questa versione mitiga la sua responsabilità, influenzando tradizioni successive come l'Elena euripidea.
Stesicoro nella Palinodia di Elena racconta una diversa versione del mito, secondo cui Elena non giunse mai a Troia, ma fu sostituita da τὸ εἴδωλον (un simulacro), mentre la vera Elena è trasportata alla corte di Proteo in Egitto.
οὐκ ἔστ' ἔτυμος λόγος οὗτος,
οὐδ' ἔβας ἐν νηυσὶν ἐυσσέλμοις
οὐδ' ἵκεο πέργαμα Τροίας (frammento 91a)
Non è vero questo racconto:
tu non sei salita sulle navi ben connesse,
non sei giunta alla rocca di Troia
Encomio di Elena di Gorgia
Gorgia, sofista del V secolo a.C., scrisse l'Encomio di Elena per scagionarla paradossalmente: la donna è vittima di destino, divinità (Afrodite), amore irresistibile o logos persuasivo, non colpevole della guerra. L'opera esibisce la retorica sofistica, dimostrando come il discorso possa "provare" tesi improbabili.
Commenti
Posta un commento